Il supermercato del futuro è già realtà

La mano sfiora un prodotto che «prende vita», racconta la sua storia e risponde alle domande

La mano sfiora un prodotto da acquistare sistemato su un banco degradante del supermercato, lo sguardo si alza verso una serie di monitor e il prodotto «prende vita» iniziando a raccontare la sua storia attraverso visualizzazioni di etichette «intelligenti»: provenienza, lavorazione, proprietà, tragitto, impatto ambientale. E «risponde» anche alle domande...

Così inizia il viaggio nel «Supermercato del Futuro», con una interazione fra produttori e consumatori per fare scelte di acquisto consapevoli, «magia» dell'Internet of Things. Scenari futuribili e assolutamente possibili che si scoprono attraverso un'esperienza personale e diretta, da protagonisti, visitando il «Future Food District» di Expo Milano 2015, progetto speciale dell'Esposizione Universale declinato in un'area di 6.500 mq fra Cardo e Decumano, vicino al Padiglione Italia, che nasce dalla collaborazione fra Coop, Senseable City Lab del Mit di Boston e studio Carlo Ratti Associati.

Il Future Food District comprende il Supermercato, l'Exhibition Area con la grande «piazza» e offre un'esperienza di visita davvero coinvolgente, fra valori della cooperazione e forza dell'innovazione, mostrando come le tecnologie di ultima generazione e l'applicazione di know­how e conoscenze d'avanguardia possono aprire nuove frontiere nell'agroalimentare per lo sviluppo del tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». É un viaggio nel cibo del futuro da qui al 2050 e negli anni a seguire.

Nel Supermercato del Futuro, Coop offrirà sui tavoli 1.500 prodotti «intelligenti» con il coinvolgimento di 90 imprese ­ dalla multinazionale alle piccola azienda ­ che producono in Italia valorizzando le eccellenze agroalimentari. Qui i visitatori possono sperimentare e fare acquisti come se il futuro fosse già arrivato (grazie anche ad Accenture che ha realizzato la componente tecnologica del concept del Future Food District). Nessuna simulazione, tutto è reale.

Cinque le «vie delle filiere» che si percorrono: latte e derivati, the, caffè e cacao, cereali e birra, carne e pesce, ortofrutta e vino. Dalle materie prime ai prodotti trasformati ed eleborati. Un esempio? Dalla farina si passa a pasta, biscotti e birra.

Altra curiosità, prima di entrare nell'area vendita e acquisto si passa dal magazzino, il cuore nascosto ma sempre pulsante del Supermercato, quello che il consumatore non vede. Poi si scopre la storia della Coop con una mostra che parte dal primo negozio, aperto nel 1854 e, in tema di futuro, si vede all'opera il robot «YuMi» realizzato da Abb dotato di braccia, vista e tatto che interagisce con le persone: provate a chiedergli una mela, vi stupirà.

Ma il Future Food District prefigura anche il cibo che mangeremo. All'Exhibition Area - tanto per stupire - si vedono i primi prodotti commestibili derivanti da più di 1.900 specie di insetti di cui si oggi cibano già circa due miliardi di persone (in collaborazione con la Società Umanitaria di Milano) e ancora, prototipi e installazioni dedicati all'esplorazione di tecnologie innovative in materia di agricoltura urbana, produzione di cibo e energia. È il caso della Vertical Farm (progetto Enea) che produrrà nei sei mesi di Expo diversi tipi di ortaggi e del Canopy di alghe che produce biomassa. Le Fattorie del mare galleggianti mostreranno come produrre cibo se la terra da coltivare è scarsa o c'è poca acqua con la tecnologia «floating system» per gli ortaggi (Università Milano Bicocca) e la Serra galleggiante che riproduce la dissalazione solare naturale (Università di Firenze). Nell'Aula del Futuro le scuole saranno coinvolte in percorsi interattivi mentre in un Laboratorio­astronave si viaggerà nel futuro della sicurezza alimentare.

«Per noi cibo significa cibo buono e sicuro per tutti ­ dice Marco Pedroni, presidente di Coop Italia che ha investito 15 milioni di euro per realizzazione e gestione del Future Food District ­. La nostra è una scommessa tosta, non solo economica, ma anche sociale e culturale. Siamo all'Expo perché vogliamo lasciare un segno non con una previsione astratta, ma esattamente con quello che noi vorremmo fare nel Supermercato del Futuro: un mix fra storia e tradizione dove la tecnologia è utile, al servizio dell'uomo».