Il surreale quotidiano della famiglia

Gruppo di famiglia in un interno ovvero vita, morte e rinascita (forse) di tre personaggi in cerca d’affetto e comprensione. Lui (Maurizio Di Carmine), il marito, è un fiscalista di successo travolto dalla crisi di mezz’età, lei (Paola Minaccioni), la moglie, è una casalinga trascurata e insoddisfatta che sfoga le sue ansie davanti all’immagine riflessa di Bruno Vespa, Margherita (Alessandra Mastronardi) è la figlia adolescente alle prese con un fidanzato bello e impossibile (Eros Galbiati) che fa surf sulla cresta dell’onda (a Santa Marinella) e s’imbottisce di pasticche d’ecstasy.
Scritto e diretto da Marco Costa, The Prozac family, in scena al teatro de’ Servi, è un gustoso affresco familiare che prende di mira il modello borghese per rivelarne ipocrisie e falsità. Sogni e bisogni, crisi e passioni, pietose bugie e amare verità per far finta di esser felici. Fino a quando il capofamiglia decide di affidarsi ad un improbabile guru (Gianluca Morini) che insegna capoeira e parla brasiliano pur essendo nato a Pescara e col quale fuggirà alla ricerca di una vita diversa.
Fermenti lattici e medicina alternativa, attacchi di panico e diete a zona, spuntature di maiale al miele e prostate giganti, animismo e matrimoni punk, regressione psicologica e meditazione trascendentale. Riuscirà la teledipendente notturna a riconquistare il marito?
Ben interpretato da attori affiatati ed in parte (lode alla brava Paola Minaccioni che si dimostra attrice matura e completa sfoggiando per la prima volta una recitazione più contenuta ed elegante rispetto alle sue travolgenti ed irresistibili caratterizzazioni comiche), il testo di Costa sfila veloce, brillante e pungente per oltre un’ora nella bella scena di Tiziana Liberotti, impantanandosi oltre misura nella lunga cena chiarificatrice che mette in campo verità rivelate, problematiche ed argomenti «alti» (si parla di 11 settembre - «Un grande affare consumato sulla pelle di poveri innocenti» -, sopravvivenza dell’Occidente, informazione drogata e globalizzazione) che finiscono per spiazzare lo spettatore allontanandolo dal nucleo centrale di un surreale quotidiano di mondi incompatibili. Repliche fino all’11 febbraio.