Svolta alle Nazioni Unite: «Lo stupro crimine di guerra»

Le violenze legate a conflitti saranno punite dal Tribunale dell’Aia

Il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite ha approvato all’unanimità una risoluzione che condanna lo stupro come crimine di guerra e contro l’umanità. C’era il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, a presiedere ieri la riunione dei Quindici. La nuova risoluzione numero 1820, votata dopo una giornata intera di dibattito sponsorizzato dagli Stati Uniti e sostenuto da 30 paesi tra cui l’Italia, domanda «l’immediata e completa cessazione da parte di tutti gli attori in conflitti armati di atti di violenza contro i civili». L’anno scorso una mozione simile non fu approvata. Ha detto ieri Rice che le Nazioni Unite come organo internazionale «riconoscono oggi che la violenza sessuale nelle zone di guerra è in realtà una questione di sicurezza e che ha un effetto profondo non soltanto sulla salute e sulla sicurezza delle donne, ma anche sulla stabilità sociale delle loro nazioni».
Rice ha ricordato davanti ai membri del Consiglio soltanto alcuni dei casi in cui gli abusi sessuali hanno fatto da sfondo a recenti conflitti: ha parlato degli stupri di massa da parte dei militari in Myanmar. Ma gli stupri in contesti bellici sono frequenti in molte altre zone del mondo, soprattutto in Africa: in Sudan, per esempio, nella regione del Darfur, in cui è in corso dal 2003 un conflitto che ha causato oltre 200mila morti; nella Repubblica democratica del Congo, dove secondo Amnesty International 40mila donne sarebbero state vittime di violenze sessuali soltanto nel 2004; in altri Stati del continente, teatri di confitti intestini come la Liberia e l’Uganda, lo stupro è stato utilizzato dalle parti come arma contro il nemico; nei Balcani, tra il 1992 e il 1995 le milizie serbe violentarono e uccisero migliaia di donne bosniache; in Ruanda, nel 1994 durante le violenze tra hutu e tutsi, gli abusi sessuali furono tra 250 e 500mila, secondo le stime delle Nazioni Unite. Secondo il testo del documento approvato, i colpevoli degli stupri rischiano ora di finire davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia. L’associazione per i diritti umani Human Right Watch ha definito la risoluzione adottata ieri dalle Nazioni Unite un «atto storico». Per Ban Ki-Moon servono più donne tra le file dei peacekeeper per evitare il fenomeno delle violenze sessuali in zone di conflitto. Il segretario dell’Onu ha dichiarato inoltre «tolleranza zero» nei confronti di personale delle Nazioni Unite che compie abusi contro civili come successo nei Balcani, nella Repubblica democratica del Congo, in Liberia.
Il segretario di Stato americano ha approfittato dell’occasione per fare pressione davanti ai membri del Consiglio di Sicurezza per la fine delle violenze in Zimbabwe, dove il 27 giugno si terrà il secondo round del voto presidenziale. L’opposizione del Movimento per il cambiamento democratico accusa il leader Robert Mugabe di brutalità contro i rivali politici: ci sarebbero 70 morti e centinaia di feriti. Mercoledì, Rice ha incontrato il primo ministro del Kenya, Raila Odinga, uno dei pochi leader africani a denunciare a gran voce il regime di Mugabe per l’utilizzo della forza contro i propri oppositori in vista del ballottaggio.
La settimana prossima il Consiglio di Sicurezza terrà la sua prima riunione formale sulla questione delle violenze nel paese africano e proprio ieri anche l’Unione europea ha deciso di prendere in considerazione nuove sanzioni contro il governo del presidente dello Zimbabwe.