Sylvia Plath, quando il verso diventa immagine

A otto anni Sylvia Plath scrisse la sua prima poesia. Questo talento precoce per i versi le biografie lo raccontano da tempo. Quel che si sa soltanto da pochi giorni, invece, è che Sylvia bambina illustrava prosa e poesia con disegni e schizzi, che non considerava completo uno scritto se non era accompagnato da un’immagine e che questa passione non l’abbandonò nemmeno negli anni successivi. Lo rivela il volume Eye Rhymes: Sylvia Plath’s Art of the Visual, che uscirà a ottobre negli Stati Uniti per la Oxford University Press e verrà presentato al Festival letterario di Cheltenham, in occasione dei 75 anni dalla nascita della poetessa.
Ritratti, diari a disegni, bozzetti degli anni della scuola, sogni in «technicolor» che costituiscono vere e proprie storie illustrate, una serie di fotografie e alcuni dipinti espressionisti e modernisti eseguiti dalla Plath quando era studentessa d’arte allo Smith College sono stati raccolti nel volume, che comprende opere inedite e stampate per la prima volta, come i disegni ritrovati nel 1996 nella soffitta dell’ultima casa abitata dalla Plath.
Moglie del poeta Ted Hughes, che per anni si è occupato in modo molto controverso della gestione postuma delle sue opere, la Plath è spesso ricordata per la melanconia e il dolore che attraversano le sue poesie, sentimenti che la condussero a un tentativo di suicidio a ventun anni - narrato nel romanzo semi-autobiografico La campana di vetro - e al suicidio a trentuno: con il gas, dopo aver scritto L’orlo, la sua ultima poesia, nella casa che era stata di W. B. Yeats a Londra, dove viveva coi suoi due bambini, messi a dormire al sicuro al piano superiore con accanto alcune fette di pane imburrato.
«È un peccato che a soli vent’anni la Plath abbia optato esclusivamente per la scrittura» - ha dichiarato Kathleen Connors, una delle due curatrici del volume - «perché stava per sviluppare un tema artistico personale. I suoi ultimi lavori, ad esempio, raffiguravano egregiamente i limiti delle possibilità offerte alle donne negli anni Cinquanta e il “matrimonio” tra la cultura militare e quella commerciale».
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