TACCA Buone maniere barocche

A Carrara, dove nacque nel 1577, la mostra dedicata allo scultore

Pietro Tacca non ha certo un nome altisonante. E se anche, qualche volta, lo si sente nominare a proposito di monumenti celebri come i Quattro mori di Livorno o il Porcellino di Firenze, rimane nell’ombra, terreno di specialisti. Carrara, la città che gli diede i natali il 6 settembre 1577, ha deciso di tirarlo fuori dal buio secolare per dedicargli la prima mostra, allestita nel nuovo museo della scultura, il Centro Internazionale delle Arti Plastiche.
Una trentina di opere tra bronzi, disegni, acqueforti, sue e di altri artisti, ne illuminano il percorso. Di piccole o medie dimensioni, perché non si possono spostare i monumenti dalle piazze o i grandi crocifissi dai luoghi di culto. Ma sufficienti per dire che Tacca, scultore di passaggio tra manierismo e barocco, è stato un artista di spicco. Allievo di Giambologna ed erede della sua grande bottega in Borgo Pinti di Firenze, lavorò non solo per i Medici, di cui divenne scultore ufficiale, ma anche per importanti sovrani europei, come Enrico IV di Francia, Filippo III e Filippo IV di Spagna. Tra le cause dell’oblio, il gusto di tardo Ottocento, interessato, più che alle grandi botteghe artistiche, con maestri e collaboratori, ai geni solitari e «romantici» come Michelangelo.
Eppure Pietro Tacca non mancava di genialità, come dimostrano i suoi Crocifissi, le sue figure fantastiche, il Ritratto del Giambologna in terracotta, conservato al Bargello di Firenze. Nato sotto le Apuane, aveva esordito con il marmo, ma le sue preferenze andavano al bronzo. Nel 1592 era entrato nella bottega fiorentina di Giambologna, diventando uno dei migliori aiutanti del maestro ed ereditando nel 1608 l’usufrutto di studio e abitazione. Artista di corte, Tacca lavora per i tre successivi granduchi di Toscana, Ferdinando I, Cosimo II e Ferdinando II, e per sovrani europei, realizzando piccole sculture in bronzo e in marmo e grandi monumenti, come il Monumento equestre a Ferdinando I di Toscana in Piazza Santissima Annunziata a Firenze, già iniziato da Giambologna, il Monumento equestre a Enrico IV di Francia (distrutto a Parigi nel 1793, durante la rivoluzione), i Monumenti equestri a Filippo III e a Filippo IV di Spagna. E ancora statue di marmo a Boboli, la Fontana del cinghiale, detta del Porcellino (sostituito oggi da una copia) per il Mercato nuovo di Firenze, i Quattro mori incatenati alla base del monumento a Ferdinando I nella darsena livornese, eseguiti tra 1620 e 623.
Sculture in cui la tradizione toscana di Donatello, Michelangelo, Cellini, passata attraverso il manierismo europeo, sfocia nel barocco, con la tipica teatralità e la lucida materia bronzea trattata con sottigliezze da orafo, come testimonia il Monumento equestre a Filippo IV di Spagna, dall’Ottocento in Plaza de Oriente a Madrid, ultima impresa, eseguita dal 1634 al 1640, anno della morte: un capolavoro di statica con quel cavallo impennato sulle zampe posteriori. La mostra, che si avvale anche di supporti multimediali e di un documentato catalogo (Mandragora), si articola in tre sezioni tematiche: la prima e la terza riguardano i monumenti, di cui vengono presentati modellini, stampe e disegni; la seconda illustra la collaborazione dello scultore con il Giambologna e l’attività per i Medici; infine la quarta è dedicata alla scultura di crocefissi e arredi liturgici.
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LA MOSTRA
«Pietro Tacca. Carrara, la Toscana. Le grandi corti europee». Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, sino al 19 agosto. Per informazioni: tel. 0585779681, web www.labiennaledicarrara.it.