La Tamaro: «Magari fossi omosessuale»

In un’intervista a «Vanity Fair» la scrittrice conferma il suo legame, da 18 anni, con la regista Roberta Mazzoni: «Ma è solo un’amicizia amorosa, senza istinti saffici»

«Magari fossi omosessuale» dice Susanna Tamaro, in un’intervista a Vanity Fair (da oggi in edicola) e al tempo stesso la scrittrice conferma il suo legame con la sceneggiatrice Roberta Mazzoni, legame che definisce «un rapporto d'amore».
«Certo - continua a proposito della omosessualità - se lo fossi la mia vita sarebbe sentimentalmente completa. Il fatto è che per essere omosessuale dovrei provare qualche istinto saffico che non mi risulta di avere. E comunque odio le definizioni: omosessuale, eterosessuale...».
«Nella vita - prosegue la scrittrice di cui è appena uscito il libro Ascolta la mia voce, edito da Rizzoli - ci può essere una grande varietà di relazioni, basta non avere limiti mentali e non aver paura di quello che dice la gente. Io considero il mio rapporto con questa persona un rapporto d’amore. Oltretutto stabile e solido, visto che ormai viviamo insieme da diciotto anni. La nostra è un'amicizia amorosa, di grande intensità, comunione. Di amore, appunto».
E sulla sessualità Susanna Tamaro aggiunge: «È qualcosa che ho sempre sentito in maniera molto forte. Non sono una persona sospesa fra le nuvole, da quel punto di vista non sono affatto esangue. In passato ho vissuto anche grandi passioni. Non si direbbe? Forse perché ho un aspetto androgino. Insomma, non sono certo la Ferilli».
E alla domanda su dove sia finita quella energia, quella passione, la scrittrice risponde: «La creatività ne assorbe parecchia e anche la fisiologia aiuta: quando si hanno vent’anni, con gli ormoni che vorticano, non puoi immaginare di incanalare quel tipo di pulsioni in qualcosa d’altro. Diciamo che allora non sarei riuscita ad adeguarmi ai dettami della Chiesa. Ringraziando il cielo, a una certa età gli ormoni se ne vanno ed entri in uno stato di grazia».
Nell’intervista Susanna parla anche dei genitori. Del padre racconta che è andato via da casa quando era ancora piccola e che aveva sempre vissuto «in modo irregolare». «Solo negli ultimi anni - aggiunge - si era trovato un lavoro normale: faceva il correttore di bozze all’Espresso. Una persona selvatica, un solitario che viveva nel suo mondo irraggiungibile. Era un po’ autistico, come me, comunicava poco. Durante il nostro ultimo incontro, andando via mi aveva detto “ti devo parlare”. Era la prima volta e ho pensato “finalmente”. È morto senza averne il tempo».
L'anno scorso è invece scomparsa la madre della scrittrice. «Il libro l’ho scritto poco dopo. Non avrei potuto farlo fino a quando uno dei miei genitori fosse stato in vita: in fondo è una resa dei conti».
Nell'intervista trovano spazio ovviamente anche delle ex storie d'amore: «La prima fa parte dell’adolescenza, una storia di parecchi anni: era la persona con la quale pensavo di costruire la mia vita. La seconda intorno ai trent’anni: è finita quando ho capito che non ero fatta per la vita di coppia. E poi lui desiderava dei figli, mentre io non ne volevo assolutamente. L’idea di avere un bambino mi dava un senso di profonda inquietudine. Ero convinta che sarei stata una pessima madre e la gravidanza mi terrorizzava dal punto di vista fisico».