Tanzania, precipita aereo da turismo: morti quattro italiani

Secondo le prime informazioni volavano a bordo di un Cessna 206 keniano a sei posti che si è schiantato contro la vetta Mawenzi del Kilimanjaro, nella Tanzania settentrionale. Altoatesini le vittime

Roma - Quattro cittadini italiani sono morti oggi in un incidente aereo in Tanzania. Lo riferiscono fonti della Farnesina. I quattro italiani, riferisce l'agenzia cinese Xinhua (Nuova Cina) volavano a bordo di un Cessna 206 keniano, un piccolo velivolo di sei posti che si è schiantato contro la vetta Mawenzi del Kilimanjaro, nella Tanzania settentrionale. L'agenzia cinese cita la televisione keniana NTV, secondo la quale il pilota del velivolo sarebbe sopravvissuto all'incidente che ha avuto luogo questa mattina. Altri media internazionali, con corrispondenza da Dar Es Salaam, confermano l'incidente e riferiscono di due donne tra le vittime.

Erano tutti altoatesini i quattro italiani morti nell'incidente aereo avvenuto in Tanzania. Lo si apprende da fonti vicine alle famiglie, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Si tratterebbe di un dentista, Franco Tamiazzo, di sua moglie Stefania, di un odontotecnico che lavorava nello studio del dentista e della moglie di quest'ultimo. I quattro avevano trascorso un periodo di vacanza in una località del Kenya. Oggi avrebbero dovuto fare ritorno in Italia, ma per un contrattempo il viaggio era stato rinviato. I quattro così avevano deciso di noleggiare un piccolo aereo per sorvolare il Kilimangiaro, dove è accaduta la disgrazia. Tamiazzo e sua moglie erano molto noti a Bolzano. Spesso viaggiavano nelle località più lontane, anche perché il dentista era un appassionato documentarista, con al suo attivo numerosi reportage sulle località più esotiche che sono stati spesso trasmessi da reti televisive anche nazionali. Quella dei documentari era una vera passione del dentista, che aveva allestito a casa sua uno studio per realizzarli a livello professionale.

La Tanzania è considerata un 'prodotto di nicchia' dagli operatori del turismo: molto di moda negli anni 70-80, insieme con il Kenya, è poi divenuta una terra amata dagli estimatori della natura e del safari in particolare, ed ogni anno è visitata da circa 8 mila italiani. Molto più alto è invece il numero dei turisti, se si considerano coloro che scelgono Zanzibar per la loro vacanza. La Tanzania è anche un Paese molto povero. Il 60% della popolazione è privo dell'elettricità e il 40% dell'acqua potabile. Negli ultimi anni tuttavia si è registrata una crescita contenuta ma costante. L'economia dipende in gran parte dall'agricoltura, che pesa per circa 60% del Pil, costituisce l'85% delle esportazioni e impiega il 80% della forza lavoro. Le condizioni geografiche e climatiche limitano i campi coltivati al 4% del territorio. L'industria pesa circa il 10% del Pil ed é prevalentemente limitata alla trasformazione dei prodotti agricoli. La Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e alcuni donatori hanno fornito fondi per risollevare la deteriorata infrastruttura economica della Tanzania. Le grandi risorse naturali - come i giacimenti d'oro e i parchi nazionali - non sono sfruttate appieno e generano poco reddito. Recenti riforme del sistema bancario hanno favorito la crescita degli investimenti. Il bilancio dello Stato è gravato da un pesantissimo debito pubblico, che limita la possibilità di attuare riforme strutturali. Dar es Salaam (in arabo 'porto di pace') è la più grande città della Tanzania, il principale polo economico e il primo porto del Oaese. Il nome viene spesso abbreviato in Dar, e la popolazione locale usa comunemente anche il nomignolo di Bongo; in passato la città era chiamata Mzizima. Pur avendo perso lo status di capitale nel 1996, formalmente sostituita da Dodoma, Dar es Salaam ospita tuttora la maggior parte delle funzioni amministrative del Paese, oltre a essere capoluogo della regione omonima. Dar es Salaam gode di una buona affluenza turistica internazionale sia come luogo di transito (per i viaggiatori diretti ai grandi parchi nazionali del nord o a Zanzibar) che come meta turistica. Da questo punto di vista, Dar resta tuttora molto meno frequentata di Arusha, che costituisce il punto d'ingresso per il cosiddetto "circuito del nord", costituito dai parchi nazionali di Serengeti, Manyara, Tarangire e Ngorongoro.

Il turismo internazionale sta iniziando a scoprire le ricchezze naturali incontaminate del "circuito del sud", con i parchi di Mikumi, Udzungwa, Ruaha e Selous, raggiungibili in poche ore di volo da Dar es Salaam, che è dunque destinata a diventare il principale punto di ingresso in Tanzania per gli itinerari turistici orientati a sud. Tuttavia, dal momento che la destinazione viene venduta, almeno in Italia, quasi sempre in abbinamento con il Kenya, e dopo gli scontri post elettorali della primavera scorsa che hanno reso meno appetibile quest'ultimo, anche il turismo in Tanzania ha subito una battuta d'arresto. A Dar es Salaam sono comunque presenti un gran numero di strutture ricettive di tutti i livelli. I ristoranti internazionali sono numerosi, e numerose le tradizioni culinarie sono ben rappresentate.