Un tappezziere mise ko i salotti

Erano tutti convinti che stesse solo fingendo, quando il Nostro ebbe uno sbocco di sangue. Portò a termine la recita dell’ipocondriaco e cadde a terra. Trasportato a casa, rivolse un pensiero al Padreterno e spirò. Non riuscì a confessarsi, né a ricevere l’estrema unzione.
Il prete rifiutò la sepoltura in terra consacrata, applicando la regola che la Chiesa riservava agli attori. Colpiti da scomunica all’inizio della carriera, restavano reprobi anche dopo la morte se non si pentivano in tempo di un’esistenza considerata scandalosa a priori. Per sbloccare la situazione, la vedova si rivolse al Re in persona. Il Sovrano convocò il Cardinale e gli ingiunse di consentire la sepoltura religiosa. Il prelato si piegò, ma a una condizione: che la salma fosse sotterrata di notte, alla chetichella.
Le traversie, però, non erano finite. Sotto la casa del defunto si era radunata una folla che inveiva contro di lui. Un’eco postuma delle polemiche che il Nostro aveva scatenato in vita con le sue critiche alla società del tempo. Una manifestazione plebea tutt’altro che spontanea, aizzata da nobili e borghesi che il morto, con terribile ironia, aveva fustigato per la vanità, i vizi, le ipocrisie. Solo dopo che la giovane e scaltra vedova ebbe distribuito denaro ai villani, la ressa si disperse e la salma poté essere tumulata.
Giudichi ora il lettore se le umiliazioni cui l’artista andò incontro da morto siano giustificate dalla vita che condusse nei 51 anni in cui calcò la scena del mondo.
La famiglia del Nostro, originaria della Scozia, si era stabilita a Parigi nella metà del Cinquecento ottenendo la patente di Tappezzieri del Re. Il mestiere fu esercitato di padre in figlio. Un secolo dopo la stirpe aveva acquisito una buona posizione sociale e largo benessere. A 14 anni, il Nostro entrò a bottega con il genitore senza entusiasmo. Voleva infatti studiare. Il babbo, che temeva le fumisterie che promanano dai libri, non era d’accordo. Ma si arrese alle insistenze e lo spedì al liceo dai Gesuiti. Il ragazzo si fece un’ottima cultura umanistica, tanto che leggeva il latino all’impronta. Poi, si laureò in utroque, cioè in Legge. Continuò, tuttavia, a fare il tappezziere, vuoi per compiacere il padre, vuoi perché neppure le Pandette lo appassionavano davvero.
Trovò invece la sua strada a 21 anni, in occasione di un viaggio. Durante il tragitto si imbatté in una compagnia di attori, i Béjart, e si innamorò di Maddalena, di quattro anni più grande di lui. Avvertì il padre che aveva trovato l’amore e la sua strada nel teatro. Il genitore si mise le mani nei capelli per il disonore che si abbatteva sul suo cognome e per il laboratorio, ormai senza futuro. Sul primo punto, il figlio provvide abbandonando il nome di famiglia per lo pseudonimo che da quattro secoli gli assicura la fama. Sull’altro, lasciò che il padre se ne facesse una ragione.
Sotto la guida dell’ex tappezziere, la compagnia Béjart si ribattezzò Illustre Teatro. Per dieci anni il gruppo girò la provincia con alterne fortune. Il Nostro finì due volte in carcere. Una per non aver pagato le candele per gli spettacoli, l’altra per debiti con i fornitori di costumi. In entrambi i casi fu il babbo a pagare le cauzioni. Poi, la sorte svoltò, e Illustre Teatro tornò a Parigi entrando nelle grazie di Luigi XIV. Il re chiedeva di continuo nuovi spettacoli e copioni originali. In cambio, proteggeva il Nostro dalle proteste che suscitava mettendo alla berlina la crème della città. Mise in ridicolo i «Belli spiriti» e le damazze «Preziose», cioè la quintessenza dei salotti parigini. Riservò però le frecce più avvelenate ai medici, che rappresentò sulla scena come autentici ciarlatani.
Con il favore del sovrano, divenne ricco. Con il superlavoro, si ammalò però di mal sottile, morbo di cui era già morta la madre. Contraddicendosi in apparenza, prese un medico al proprio servizio. Alludendo agli strali che aveva lanciato sulla medicina, il Re Sole gli chiese ironico: «Che ve ne fate di un dottore?». «Sire - rispose il teatrante - scambiamo due chiacchiere, mi ordina dei rimedi, io non li seguo, e guarisco».
A 40 anni commise una castroneria: sposò Armande, di 21 anni più giovane, figlia di Maddalena Béjart, la prima amante. Fu accusato di incesto e messo in quarantena dal bel mondo. Armande, di suo, lo tradì a ripetizione e lo rese ridicolo. La frustrazione accelerò la malattia del Nostro che morì nelle improvvise circostanze che sappiamo.
Chi era?