Il Tar sulla Centrale del latte: «Nullo il contratto di vendita»

A dieci anni di distanza ancora una volta il Tar ha definito nullo il contratto di vendita con cui il Comune di Roma nel ’97 aveva ceduto il 75% della Centrale del Latte a Sergio Cragnotti, poi a sua volta rivenduta poco dopo un anno alla Parmalat di Calisto Tanzi. Per la seconda volta condanna a pagare un lauto risarcimento - decine di milioni di euro - alla società «Ariete Latte Sano», che nel 2000 aveva inviato una diffida al Campidoglio perché annullasse la vendita per le palesi violazioni contrattuali di Cragnotti e indicesse una nuova gara. Ora la Sezione seconda ter (presidente Michele Perrelli, consigliere Antonio Vinciguerra, consigliere estensore Cristina Quiligotti) ha ri-dato ragione in buona parte alla Latte Sano.
Già un anno fa il Tribunale amministrativo si era pronunciato in modo analogo. Comune, Cirio e Parmalat avevano fatto ricorso al Consiglio di Stato. E a dicembre, proprio mentre in Parlamento infuriava la bagarre per il tentativo del governo di infilare un codicillo nella Finanziaria che doveva dimezzare i tempi di prescrizione dei reati contabili, il Consiglio di Stato per un cavillo - un errore di notifica, dopo 7 anni - ha rinviato tutto al Tar. Adesso arriva la seconda mazzata sul pasticciaccio cucinato dalla giunta Rutelli e trascinato dalla giunta Veltroni.
Nel ’97 il 75% delle azioni Centrale del Latte furono acquistate da Cragnotti per 80 miliardi di lire con l’obbligo di «non vendere a terzi nei cinque anni successivi». Cragnotti invece trasferì il nuovo acquisto nella società Eurolat e poco più di un anno dopo cedette l’Eurolat a Tanzi per più del doppio, 183 miliardi. Non solo. Qualora fosse stata infranta la clausola sul «divieto di vendita» era fissata una penale salatissima: pari al prezzo di acquisto, cioè 80 miliardi.
I legali del Campidoglio hanno provato a sostenere che quella clausola in realtà non era nel contratto ma solo «nello schema dei patti parasociali». Una giustificazione ritenuta «inammissibile». Per il Tar si tratta di «una clausola che doveva ritenersi cristallizzata negli atti». Quali atti? La delibera di indirizzo, ad esempio, del consiglio comunale che prevedeva sia la clausola sia la pesantissima penale, delibera alla quale faceva espresso riferimento il bando di gara. E a questo punto il comportamento del Comune diventa ancora più incomprensibile. Non solo la giunta Rutelli - e poi la giunta Veltroni - non fa rispettare le clausole da lei stessa decise. Ma nel contratto definitivo la penale nei confronti di Cragnotti passa - scrivono i giudici - «da 80 a 1 miliardo di lire».
Conclusione: sono nulli tanto il contratto di alienazione dell’ex municipalizzata quanto il contratto di transazione stipulato con Sergio Cragnotti per non aver rispettato l’obbligo di non vendere. Alla Latte Sano vanno pagati danni nella misura del 5% dell’intero bilancio della società per il 2000, più spese varie. Il Comune poi ha tempo 60 giorni per rendere nota con «un proprio provvedimento» la nullità del contratto di cessione della Centrale.
Finora in Campidoglio hanno fatto finta di niente: a Roma si direbbe: «E nun ce vonno stà». Fin qui la matassa è stata lasciata alla magistratura amministrativa. Ma restano tante domande. Prima fra tutte: se la cessione originaria è nulla, esattamente di chi è la Centrale del Latte? Bisognerà che le risposte arrivino dalla politica, dal sindaco Walter Veltroni innanzitutto che deve affrontare questa difficile eredità lasciata dalla giunta Rutelli.
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