Tarantini Il corpo come sogno

Luoghi e paesaggi caratterizzati dalla presenza di figure umane mosse. Basta aumentare il tempo di posa e si ottengono quelle strane donne evanescenti che servono al fotografo Pio Tarantini per avvicinarsi alla dimensione del sogno, del ricordo, e forse della nostalgia. Quella del mosso è una via di ricerca che questo artista ha intrapreso a partire dagli anni settanta e che ora è oggetto della mostra «Imago», nella Galleria Luxardo (via di Tor di Nona, 39), fino al 3 gennaio 2009. Partendo da suggestioni pittoriche e concettuali, legate all’amore per l’opera di Francis Bacon ma anche per la sua propria terra d’origine, il Salento, Tarantini cerca, attraverso l’immagine fotografica, di inserire il tempo nel proprio lavoro, e quindi, in un certo senso, incominciare a narrare una storia.
Nato nel 1950 a Torchiarolo, in provincia di Brindisi, Pio Tarantini si è trasferito a Milano nel 1973 e nel corso dei decenni si è imposto come uno dei fotografi più attenti al sociale, mantenendo un interesse verso la fotografia di alcuni aspetti artistici, soprattutto quelli minori, del Salento. Le opere esposte sono state eseguite quasi tutte negli ultimi due anni e sono state suddivise in due gruppi principali. Da un lato abbiamo trittici e dittici, nei quali la figura umana diventa protagonista assoluta in contesti minimali, come lo sfondo di una sedia o di un divano. Le immagini scomposte e frammentate vanno al di là della ricerca formale e trasmettono un senso di precarietà dell’esistenza.
Dall’altro lato la figura è inserita in un contesto visivo più ampio, dove l’ambiente riveste un ruolo importante. I paesaggi dai toni caldi sono quelli del Salento; i ricordi sono quelli dell’infanzia, ma, andando ancora più a ritroso nel tempo, si può arrivare ad evocare i miti dell’antica Grecia. Nell’opera «Anna Laura e colonne rosa» (Salento, 2008), una donna biancovestita, posta accanto ai resti di una costruzione in tufo leccese immersa in un uliveto, si trasforma, secondo lo studioso del linguaggio fotografico Sergio Giusti, «nell’immagine di una menade danzante nei pressi di una sorta di tempio rurale». La donna contemporanea fotografata da Tarantini, grazie al vibrante movimento, entra in sintonia con la terra in cui si trova, e allora reminiscenze magnogreche e presente contadino convivono nella narrazione.
È proprio dal movimento che si crea quell’atmosfera surreale che rende affascinanti queste immagini. Le persone lasciano una traccia riconoscibile e nello stesso tempo sfuggente, complessa, nell'immobilità dello sfondo, quasi a sottolineare una dilatazione del tempo, ben diversa dalla cristallizzazione tipica della fotografia.
Orario: da martedì a sabato ore 16-19,30