Taranto, le due sinistre in lizza

L'ala radicale della sinistra ha mandato in frantumi il progetto Pd. Sarà l’ex sindaco Cito a decidere la sfida

Taranto - Fatti i conti la differenza l’hanno fatta 734 voti. Alla fine infatti solo grazie a questo scarto risicato di qualche manciata di schede il candidato sindaco del futuro Partito democratico sostenuto in prima fila da Ds e Dl, Giovanni Florido, è riuscito a staccare Mario Cito. E così toccherà proprio a lui, Florido, presidente della Provincia in carica, contendersi la poltrona di sindaco con Ippazio Stefàno (nella foto), primo con il 46,2% dei consensi, pediatra molto popolare da queste parti, esponente di una sinistra radicale che dopo aver portato l’ex deputato di Rifondazione comunista Nichi Vendola alla guida della Regione ha concesso il bis infliggendo un’altra batosta ai riformisti. E così per i big dell’Unione le urne tarantine riservano di fatto non pochi imbarazzi: una sfida tutta interna allo schieramento che ha messo in evidenza profonde spaccature e ha alzato il sipario su un braccio di ferro che non potrà non avere effetti anche sul ballottaggio, visto che per il momento non sono previsti accordi né tregue elettorali e saranno quindi decisivi i voti di altri schieramenti. «Adesso dovrò rivolgermi anche agli elettori di centrodestra», dichiara infatti Florido il giorno dopo l’estenuante maratona del primo turno. E così quella che poteva essere una partita già conclusa, diventa una battaglia ancora aperta e destinata a essere inevitabilmente accompagnata da giorni di infuocate polemiche targate centrosinistra.
Che la situazione di Taranto fosse un caso a parte non era un mistero per nessuno. La città da un anno e mezzo è commissariata dopo il dissesto finanziario del Comune, schiacciato da qualcosa come settecento milioni di euro di debiti. E nella speranza di succedere al sindaco Rossana Di Bello (Cdl) sono scesi in campo ben dieci candidati, per non parlare dei 1.118 aspiranti consiglieri sparpagliati tra ventinove liste. In questo scenario a dir poco frastagliato si è inserito Giancarlo Cito, ex sindaco ed ex deputato fondatore del movimento At6 Lega d’Azione Meridionale, noto durante il suo mandato di primo cittadino per una serie di iniziative che lo catapultarono sulle prime pagine dei giornali: dai manganelli affidati ai vigili urbani alle memorabili nuotate tra il Mar Grande e il Mar Piccolo, dalla marcia (in treno) su Mantova per prodursi in un comizio al di fuori dei confini ionici fino alla sortita a Venezia con un drappello di fedelissimi per inscenare una protesta contro Umberto Bossi. Questa volta Giancarlo Cito, non potendosi candidare dopo la condanna a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa scontata da poco, ha deciso di mettere in campo il figlio Mario riuscendo comunque a rastrellare una valanga di voti e staccando il candidato del centrodestra, l’ex questore Eugenio Introcaso che si è fermato al 19,2%. E per At6 Lega d’Azione Meridionale il risultato poteva essere anche migliore. «Sono molto arrabbiato, ci hanno annullato cinquemila preferenze», ha dichiarato Cito senior che ormai un pensierino al ballottaggio lo aveva fatto. Del resto nel suo comitato elettorale sono certi: se si fosse candidato in prima persona avrebbe vinto al primo turno. In ogni caso i voti del suo movimento potrebbero adesso rivelarsi importanti per lo scontro finale, il ballottaggio tra le due anime della sinistra: quella moderata di Florido e quella radicale di Stefàno. Quest’ultimo, dopo la netta vittoria del primo turno, respinge al mittente le analisi di chi liquida il suo successo come semplice affermazione del voto di protesta. «Questa è la statura di chi pensa che solo il proprio sia un voto ragionato», dichiara. E pensando al ballottaggio non risparmia una stoccata ai moderati della sinistra: «Noi volevamo le primarie, ora ci hanno pensato gli elettori e se le regole valgono sempre il secondo arrivato deve sostenere il primo». Insomma, di fatto le elezioni tarantine si stanno risolvendo in una sfida infuocata che potrebbe compromettere equilibri già piuttosto traballanti.