«Targhe alterne, un vero flop»

L’inquinamento ambientale continua a essere una delle emergenze della capitale. In occasione della giornata Europea «In città senza la mia auto» il presidente del Wwf Lazio, Raniero Maggini, scrive una lettera al sindaco Gianni Alemanno, per renderlo «partecipe di alcune riflessioni» e «indirizzare delle richieste nell’ambito dei suoi compiti istituzionali».
«Iniziamo con il dire - si legge nella lettera - che non crediamo nelle targhe alterne, diseducative e fallimentari, come testimoniano i pochi punti percentuali di traffico in meno rilevati dai sensori sparsi per la città nei giovedì nei quali si è sperimentata la pratica. Non ci convince l’ideologia delle macchine da nascondere sotto il tappeto, almeno finché non ci si interrogherà sul perché questa città debba avere il più alto numero di auto per persona di tutta Europa, e non si faccia qualcosa di concreto per invertire la tendenza: questo qualcosa tutto è fuorché costruire nuovi parcheggi. Piuttosto - prosegue la lettera - sarebbe il caso di introdurre, a prevenzione delle emergenze smog, limitazioni verso le componenti di traffico più inutili e dannose. Ci riferiamo ai veicoli pubblicitari e ai quadricicli, primariamente. In caso di emergenza ambientale, per garantire un effettivo abbattimento del traffico e dell’inquinamento senza discriminazioni tra chi si può permettere l’auto sempre nuova e chi no, basterebbe applicare alle varie fasce di salvaguardia ambientale la regola del car-pooling: chi guida senza passeggeri a bordo non entra. Sarebbe anche più semplice per chi deve fare i controlli. A meno, ovviamente, che non si circoli su veicolo. Per gli ibridi, sono stati previsti importanti incentivi, con l’esenzione della tariffazione della sosta. Ci permettiamo però di richiamare la sua attenzione, perché molti produttori stanno per lanciare sul mercato Suv di cilindrate enormi con dei piccoli motori elettrici “foglia di fico” giusto per approfittare del privilegio. Sarebbe opportuno invece non agevolare motorizzazioni ibride di un tale impatto potenziale. Il Pincio è, per ora, salvo, e la ringraziamo per aver ascoltato l’appello di tanti cittadini ed associazioni. Non vorremmo tuttavia che il Pincio si trasformasse in una sorta di Tormarancia della mobilità, giustificando opere inutili e dannose nel territorio cittadino come le troppe cubature scaturite dalla nota “compensazione”. Insomma auspichiamo che venga sventato il rischio di utilizzare la vicenda del Pincio come soglia del tollerabile, parametro rispetto al quale altre operazioni divengano “ragionevoli”. Ci troviamo in tal senso a chiederle un atto di coerenza per le scelte infrastrutturali di carattere trasportistico, come per l’autostrada Roma-Latina e il secondo anello del Gra: progetti che stravolgerebbero i parchi e le riserve naturali della capitale, in barba alle stesse regole volute dal legislatore per tutelare il territorio. D’altra parte gli investimenti e le infrastrutture sostenibili da realizzare sono per contro innumerevoli. Il ridisegno delle strade a favore degli utenti deboli, pedoni e ciclisti; una rete di ricarica veicoli elettrici che non sia quella risibile degli anni passati, ma conti centinaia di punti; l’estensione massiccia del bike-sharing e del car-sharing; il rilancio della rete tranviaria».