Il teatro francese «ambasciatore» di cultura

Il palcoscenico come luogo di incontro e dialogo tra culture e geografie diverse: questo l’obiettivo del progetto «Face à face - Parole di Francia per scene d’Italia», che mira a promuovere la drammaturgia contemporanea francese in Italia. La rassegna si svolgerà dal 22 gennaio al 23 aprile in varie città tra cui Roma dove sarà ospitata dal teatro Eliseo.
«Si tratta di un ciclo di letture per promuovere la letteratura francese in Italia - spiega Yves Aubin de La Messuziere, ambasciatore di Francia in Italia - Far conoscere, quindi, i testi contemporanei francesi più interessanti in Italia e in italiano, per lasciare una traccia nel teatro italiano».
Infatti, «Face à Face» promuove in Italia 12 autori del teatro francese contemporaneo, lungo altrettante serate, dove interpreti italiani leggeranno i copioni selezionati, con anche qualche assaggio della lingua originale grazie ad interpreti francesi, per poi dare vita ad un breve dialogo tra autori francesi e quelli italiani.
Il progetto, nato nell0ambito delle attività di TERI - Traduction, Edition e Representation en Italie, è stato ideato da Antonio Calbi che, insieme a Gioia Costa, cura anche la direzione artistica.
«È un progetto molto ambito, è un’elettricità francofana che attraversa tutta la Penisola per parlare di noi oggi - ha affermato Antonio Calbi, ideatore e curatore del progetto - L’Italia è un grande paese di cultura ma, ancora, fatica a riconoscere questa sua ricchezza, mentre i francesi sono più capaci in questo senso ed ecco perché abbiamo ideato questa rassegna come un dialogo, dove i nostri attori si fanno ambasciatori, interpretando le parole francesi».
Scopo delle letture della rassegna scoprire quali sono le tensioni e le ambizioni degli autori francesi. Tra gli appuntamenti, il 5 febbraio al Piccolo Eliseo, Epistola ai giovani attori perché sia resa la parola alla parola di Olivier Py con Leo Gullotta: «Sono parole di un autore violento, graffiante e anche dolce - spiega Leo Gullotta -. Il testo è un invito alla rivolta contro lo svilimento della parola nell’odierna società dei consumi; è quindi un invito a ritrovare la capacità della parola di saper trasformare gli uomini. È un testo ironico capace di stimolare la riflessione».