"Il teatro è la mia vita ma torno al cinema"

Mariangela Melato: "Il film racconta una storia bellissima che mi riporta ai bei tempi di Mimì metallurgico". Poi svela: "Dalle mie esperienze potrebbe uscire un buon soggetto"

Milano - «Ma davvero tra le tende della casa di Shen-Te, sembro un pagliaccio con criniera cupa come Mangiafuoco?». Mariangela Melato è in gran forma. Dopo la prima trionfale dell’Anima buona di Sezuan di Brecht al Teatro di Genova, la più strepitosa attrice comica della scena italiana, guarda allo specchio la chioma corvina come se non l’avesse sfoggiata mai.

E sì che la prima Melato, quella degli spettacoli di Ronconi, era nera come la notte. Non è vero?
«Come no?! Ma quella chioma da Calimero al cinema non andava giù. Non vorrai diventare Nostra Signora degli Spazzacamini?, mi dicevano tutti».

Proprio tutti?
«Mon Dieu, un’eccezione c’è stata».

Senti senti. Chi era?
«Il mio caro amico Claude Chabrol che in Sterminate gruppo zero mi aveva scelto, diceva, per i miei occhi da mongola e per la mia corolla di fuliggine spiovente come un fungo».

Ma guarda. Mentre gli altri?
«Gli altri, Wertmüller in testa, ripetevano “Col tuo temperamento, in bilico tra Marilyn e Judy Holliday, non c’è scampo, devi farti bionda”».

E adesso?
«Adesso, grazie a Dio, la Melato torna alle origini. La povera prostituta Shen-Te è una cinesina dalle piume nere che, a metà spettacolo si traveste da uomo assumendo le fattezze dell’arrogante imprenditore Shui-Ta. Che, nero dalla testa ai piedi porta sui nerissimi capelli una lobbia color dell’inchiostro».

Basta con gli scherzi, Mariangela. È proprio vero che, col cinema, ha chiuso?
«Non ho chiuso ma neanche riaperto. Oggi in Italia per riapprodar sullo schermo, una come me dovrebbe inventarsi uno sceneggiatore cui narrare cosa le ha insegnato la vita errabonda. Oggi qui domani là, come nella canzone di Patty Pravo».

Una vita che le piace un mondo, sia sincera.
«Be’, far la teatrante sarà sempre meglio che sbadigliare in attesa del primo giro di manovella, non trova?».

E allora?
«Allora meglio continuare col teatro. Che ogni sera ti permette di creare e progredire senza tradire lo spirito dell’autore».

Ma si dice che presto tornerà davanti alla macchina da presa. Vero o falso?
«Verissimo, direi. Tanto per chiarire, chi l’ha mai abbandonata quella maledetta macchina? L’ha vista l’anno scorso la mia signora Danvers, la terribile governante di Rebecca, la prima moglie?

Ma quella non era una fiction?
«Niente affatto! Il film di Riccardo Milani era cinema allo stato puro. La discriminante tra grande e piccolo schermo non esiste più. Ciò che appare in tv prima o poi lo rivedi distribuito a tappeto. Magari in America».

A proposito, è vero che da Hollywood qualcuno la corteggia?
«Mi vorrebbero per il seguito di Quel mostro di suocera, il film che segnò il ritorno di Jane Fonda. Ma io nicchio. La suocera italiana relegata in cucina fra spaghetti e tagliatelle non fa per me».

Torniamo all’Italia?
«Con piacere. Fra tre mesi faccio il film che aspettate tutti con ansia. Una bellissima storia diretta da Michele Placido».

La vedremo in un ruolo inedito?
«Torno in un certo senso ai bei tempi di Mimì metallurgico. Altro non dico per scaramanzia».

Un impegno che la terrà lontana dal teatro?
«Neanche per sogno. Il teatro si fa d’inverno e il cinema si fa d’estate».

Quindi viva Brecht con la sua «Anima buona»?
«Non posso relegare in soffitta Shen-Te che rimane incinta vestita da uomo. Chi me lo dà al cinema un personaggio simile?».