«La tecnologia è fonte d’ispirazione»

U n mondo dove tutto è controllato attraverso la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione sono supervisionati da uno stato totalitario, molto simile al Grande Fratello immaginato da Orwell, ma al tempo stesso proprio i nuovi media costituiscono la via di salvezza dei protagonisti di X, il primo romanzo di Cory Doctorow, appena pubblicato in Italia da Newton Compton. Un romanzo che in molti hanno definito «cyberpunk», primo tra tutti Bruce Sterling che di questa corrente fantascientifica (che mette al centro la tecnologia) è stato tra gli inventori. Un libro che ci parla di un universo totalitario attraverso gli occhi di giovani adolescenti che frequentano un college di San Francisco. Tutte le aule sono videosorvegliate, ai quaderni si sono sostituiti i palmari di nuova generazione costantemente monitorati. Ma c’è un cyber eroe, un giovanissimo pirata informatico, che riesce ad eludere ogni controllo. Una libertà che lo porterà ad essere tra i maggiori sospettati di un potente attacco terroristico scoppiato proprio a San Francisco. Imprigionato e torturato il ragazzo si salveranno dal «Little Brother», questo il titolo originale, proprio grazie all’uso libero della tecnologia.
Già autore di racconti per ragazzi sino ad oggi Cory Doctorow era noto soprattutto per essere un «guru dei new media» tanto che Forbes l’ha inserito tra «i 25 personaggi più importanti e influenti di Internet». Pioniere dei nuovi mezzi di comunicazione ma spesso polemico con l’uso distorto della Rete (ha definito Facebook «una nuova forma di pornografia sociale»), Cory Doctorow è anche editorialista del The Guardian e, a soli 38 anni, è anche riuscito a stupire il mondo letterario. Lo abbiamo intervistato, per la prima volta in Italia.
In molti hanno definito X un romanzo cyberpunk: in realtà è un libro sulle libertà civili che ci garantiscono le nuove tecnologie.
«Non capisco perché un romanzo cyberpunk non possa riguardare anche i diritti civili e la libertà. Comunque credo poco ai generi e ancor meno alle etichette letterarie, ma penso che il genere fantascientifico possa esprimere al meglio proprio il concetto su come le libertà civili possano nascere ed espandersi attraverso l’indipendenza dei nuovi media».
Cosa pensa della censura a Internet attuata in molti paesi, dalla Cina all’Iran?
«Chiaramente sono assolutamente contrario».
Leggendo X, però, si percepisce come anche i governi occidentali cerchino di controllare i nuovi media.
«Credo che i governi stiano tentando di controllare internet con ogni mezzo. In generale credo che siano consapevoli e al contempo molto preoccupati di come sul Web le notizie possano circolare liberamente. Nel caso che i governi dovessero chiudere o comprare blog o networks indipendenti la gente non avrebbe più la possibilità di esprimersi liberamente».
Sin dal titolo originale, Little Brother, è esplicito il riferimento al Grande Fratello di Orwell: quali sono per lei i cambiamenti di oggi rispetto a quel tipo di dittatura?
«Credo che il più grande cambiamento sia che ai tempi immaginati da Orwell i computer fossero un mezzo di potere utilizzato per aumentare maggiormente il controllo di uno stato totalitario. Oggi la tecnologia sta dando ancora potere allo stato ma sta dando soprattutto maggior potere ai cittadini».
In X lo stato totalitario che descrive ha aumentato il proprio controllo sociale anche attraverso il continuo ricorso alla paura del nuovo terrorismo.
«Assolutamente: dopo l’11 settembre e l’11 luglio le vittime per attacchi terroristici sono diminuite drasticamente. Quello che deve preoccuparci non è il terrorismo, ma il terrore. Questo è il vero obiettivo dei terroristi: farci vivere nella paura. L’essenza del terrorismo è provocare una reazione di massa, mettere la società quasi sotto shock anafilattico».