8 bit: Final fantasy e Donkey Kong

E’ come riassaporare un sapore lontano. Il bicchiere di orzata all’oratorio, la cicca alla fragola del droghiere, le uova bevute fresche direttamente nell’orto del nonno.

E’ come riassaporare un sapore lontano. Il bicchiere di orzata all’oratorio, la cicca alla fragola del droghiere, le uova bevute fresche direttamente nell’orto del nonno. Donkey Kong ricorda tutto questo, quando la tecnologia non aveva ancora sostituito i rapporti personali. Era il 1981, ma sembra passata un’eternità. Eppure, pur con 33 candeline sulla torta, è capace ancora di emozionare i tuoi figli, come fece con te quando, adolescente, infilavi 100 lire in sala giochi per dar vita alle avventure del gorillone. In quanti possono vantare una simile longevità? Donkey Kong Country: Tropical Freeze è l’ultimo arrivato della saga e, provato sulla Nintendo Wii U, è goduria per gli occhi. Ovviamente, il riferimento, anche dal titolo, è con il precedente Donkey Kong Country e per chi si fosse già cimentato, ritroverà facilmente la meccanica di gioco. I nevichinghi hanno invaso l’isola dove abita il nostro Donkey Kong, riducendo le strade a un lastricato di ghiaccio e neve. Il nostro, ovviamente, dovrà cercare di rimettere le cose a posto. Rispetto al passato, qualche novità è evidente come, ad esempio, la possibilità di tirare nemici storditi (Super Mario Bros docet). Accanto a Diddy, ora Donkey avrà a disposizione anche, come aiutanti, Dixie e Kranky, ognuno con le proprie caratteristiche. La grafica è eccellente, certamente superiore a tanti prodotti analoghi che riempiono gli scaffali del genere platform. Un neo è dato dai nemici che ci sono sembrati eccessivamente lenti e prevedibili; non il massimo, per un gioco di questo tipo. Altra musica sono, invece, i boss che offrono sfide decisamente più complesse e difficili. I passaggi platform, piatto forte del titolo, sono equilibrati anche se ci sono alcuni punti da esaurimento nervoso. Insomma, divertente, ma difficile. Eccolo qua, in pratica, un bel viaggio nel passato con più di un occhio sul presente. Miracoli dei videogiochi.

E’ sempre in tema di amarcord, che dire di Final Fantasy, la saga che, negli anni, è diventato punto di riferimento per il genere fantasy, producendo più episodi di una serie televisiva e raccogliendo, nel mondo, milioni di fans di ogni età. Il nuovo è stato ribattezzato Ligthnin Returns (Koch Media) e completa una ideale trilogia del tredicesimo capitolo, in una sorta di mediazione tra le innovazioni del primo titolo (molta più azione rispetto al passato) e il tentativo di sanare le cose dopo le proteste dei fan con il secondo. Direi che, visto il risultato, Square Enix è riuscita nell’impresa, facendo un passo importante verso la next gen. La storia vede come protagonista Lightning che risvegliatesi mezzo millennio dopo dai fatti accaduti in Final Fantasy XIII si ritrova nei panni della salvatrice di anime. Ha, infatti, sette giorni di tempo, dopo che le forze del Caos hanno invaso Nova Chrysalia, per salvare, su incarico del dio Bhunivelze, più gente possibile da mandare nel mondo di luce. Se lo farà, in cambio potrà rivedere la sorella Serah. Il tempo è, dunque, il vero nemico della nostra eroina. Dovrà cercare di non sbagliare nulla nella sua pianificazione perché mentre scorrono le ore, anche il solo fatto di arrivare, di notte, in un determinato paese, potrebbe compromettere il risultato finale. Una buona strategia, invece, le consentirà di rafforzarsi e guadagnare, anche attraverso quest secondarie, giorni preziosi da aggiungere al countdown. Potete evitare certi scontri, se sarete bravi a non farvi vedere; altrimenti, fondamentale sarà attaccare per primi. Dovrete, in tempo reale, non solo infierire sul vostro nemico, ma cercare anche di bloccarne gli attacchi o schivarli. Importante è la scelta del vestito da indossare che porta con sè la possibilità di utilizzare determinate azioni in battaglia. Un buon titolo che guarda ai giochi di ruolo occidentali, con pregi e difetti sui quali, molti fan, ci passeranno sopra.