Anonymous vs Isis: tutto quello che ancora non sapete

"Nella battaglia virtuale contro il califfato gli hacktivist possono sfoderare un'arma in più: l'ironia"

Matteo Flora, esperto informatico e hacker

Il web è un vero e proprio campo minato: lo sanno bene i cyber-attivisti di Anonymous, che ogni giorno, nei meandri della rete, combattono i terroristi dell'Isis oscurando a raffica i loro profili social.

Ma la missione della comunità virtuale più temuta dai jihadisti non è ancora chiara alla maggior parte dei naviganti. Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica e fondatore di The Fool, società italiana specializzata nella tutela della reputazione digitale, rivela in esclusiva a il Giornale.it i segreti della guerra online tra Anonymous e il califfato.

Chi non mastica informatica tutti i giorni si chiede perché i militanti dell'Isis preferiscono usare Twitter piuttosto che Facebook per diffondere il terrore sul web.

"E' indubbio che Twitter sia di gran lunga la piattaforma social preferita dai terroristi, ma questo fenomeno va contestualizzato per evitare un sensazionalismo che vede nell'immagine mentale di moltissimi una piattaforma come Twitter 'brulicare' fiancheggiatori. Un recente studio di The Brookings Project on U.S. Relations with the Islamic World, dal titolo The Isis Twitter Census, mostra meno di 50.000 account presenti sulle piattaforme, con meno di 1.000 molto attivi. Un numero certamente alto, ma vicino alla quantità di utenti che commentano un programma televisivo in prima serata e con estrema probabilità anche "moltiplicato" dall'utilizzo massivo di sistemi automatici di tweet. Perché Twitter? Principalmente per tre motivi: in primis la mancanza d'obbligo per gli utenti di registrarsi con una politica di 'nome reale' come Facebook, che impone di fornire dati corretti sulla propria persona, pena la cancellazione dell'account. In secondo luogo perché su Twitter è molto più semplice automatizzare i processi di gestione 'centralizzata' di decine se non centinaia o migliaia di profili contemporaneamente. Terzo ma sicuramente non ultimo fattore fondamentale è rappresentato dal fatto che tutti i contenuti pubblicati su Twitter divengono automaticamente visibili a chiunque effettui una semplice ricerca, fornendo un sistema di diffusione e di disseminazione delle informazioni più efficiente, non legato all'obbligo di registrarsi a una piattaforma e facilmente indicizzabile e gestibile".

Quanto incide la propaganda social nell'efficacia comunicativa dell'Isis? Vent'anni fa, quando Internet era ancora poco diffuso, né tantomeno esistevano i social network, l'Isis avrebbe avuto così 'successo'?

"La configurazione della battaglia di Daesh (acronimo arabo di Isis, ndr) è sicuramente particolare, perché associa forse per la prima volta il campo di battaglia 'sul territorio' con una vera e propria cyber-jihad combattuta su differenti fronti. Se è vero che esiste da anni una azione di cyber-attacchi alle infrastrutture dei Paesi avversari e ai siti web di forze politiche avverse, è anche vero che da qualche anno assistiamo a una differente gestione della visibilità su molteplici fonti: in primis la spettacolarizzazione della violenza e dei 'risultati' della lotta, dove per la prima volta nella storia del terrorismo il digitale diviene terreno di diffusione di immagini e comunicati non mediati dalla stampa e quindi accessibili a chiunque in termo reale. La propaganda di Daesh online è non solo concreta ma anche incredibilmente ben congegnata, effettuata anche in lingua inglese da copywriter professionisti e madrelingua con un livello di cura anche della presentazione grafica che nulla ha da invidiare ai più patinati rotocalchi occidentali: basti dare un occhio a uno degli ultimi numeri della rivista Dabiq, organo di stampa ufficiale del califfato, per comprendere che siamo di fronte a un cambiamento epocale. Come questo impatta e qual è la differenza con un decennio fa? Impatta in competenza di comunicazione, che rende i messaggi più semplici da trovare, usufruire e interpretare da parte di un pubblico sempre più ampio. Cambia come target di riferimento, dove i possibili arruolandi non sono più limitati ai soli giovani di lingua araba in territori sotto controllo, diretto o indiretto, ma sono i giovani che parlano lingua inglese in tutto il mondo. E cambia perché la diffusione delle notizie abbatte il muro della censura autoimpostasi negli anni dai differenti organi di stampa, poiché Daesh è in grado di diffondere i propri messaggi anche senza la stampa tradizionale".

Nonostante l'obiettivo dichiarato di contrastare l'ascesa di al-Baghdadi, Anonymous non è visto di buon occhio dai governi. Non c'è il rischio che, una volta terminata la missione anti-Isis, gli attivisti strumentalizzino il marchio per portare avanti le loro operazioni segrete, spesso al limite della legalità?

"Anonymous è un'identità collettiva e decentralizzata, composta da una molteplicità di attivisti molto differenti tra di loro e soprattutto legati solo saltuariamente al marchio limitatamente a talune "missioni". Come le competenze e i mezzi che verranno utilizzati in questi giorni possano essere utilizzati in futuro dipende non tanto da Anonymous in sé, ma dai singoli individui che lo compongono. Certo è che alcune delle operazioni rischiano veramente di procurare danni anche seri alle operazioni di intelligence internazionale: non dimentichiamoci infatti che dietro ad alcuni profili di Daesh sui social si nasconde sicuramente l'intelligence e che molti dei profili attivi sono probabilmente tollerati solo per le informazioni che offrono ancora una volta agli operativi anti-terrorismo di varie parti del mondo. Chiudere o terminare questi account significa impattare in modo molto pesante la rete di contatti che l'intelligence può aver costruito sui social e soprattutto perdere media outlet estremamente interessanti, forse fondamentali, per il processo di controllo e analisi. Si tratta, sicuramente, di un problema aperto e di non facile risoluzione".

Un elemento determinante è l'alfabeto. I terroristi islamici, a partire dai foreign fighter, conoscono molto bene l'alfabeto occidentale, invece la maggior parte degli europei non conosce i caratteri arabi. E' anche per questo motivo che per gli hacker è più difficile oscurare i profili Twitter dell'Isis?

"Giusta osservazione, ma prima dobbiamo domandarci: quale battaglia stiamo combattendo? Se si tratta di dare battaglia ai media outlet da cui vengono diffuse informazioni e propaganda, allora molti di questi sono necessariamente legati alle lingue occidentali e la lingua rappresenta nel contrasto a queste tipologie di profili un male minore. Se invece parliamo di realtà operative, la lingua rappresenta sicuramente una barriera non indifferente, ma che ha solo necessità di un po' più di tempo per l'arruolamento nelle fila di Anonymous di nativi nelle lingue analizzate. Un processo forse lungo, soprattutto perché la composizione di Anonymous è sempre stata ritenuta come fortemente occidentale, ma che non vedo come bloccante. Ricordiamoci inoltre che nelle dinamiche di personalità collettiva di Anonymous non è necessaria una fortissima specializzazione tecnica: alcuni membri svolgono la parte di raccolta e indicizzazione, mentre taluni altri privi di competenze tecniche specifiche possono occuparsi dell'analisi. Diamo un po' di tempo di adattamento e, come in altri ambiti, con estrema probabilità Anonymous assimilerà nelle proprie fila gli skill mancanti, con un problema non indifferente che dovrà affrontare: probabilmente, tra i candidati che si offriranno, ci saranno anche operativi di Daesh stessa. L'intelligence, infatti, non è una sola prerogativa occidentale".

Alla fine chi la spunterà tra Anonymous e Isis?

"Tutto dipende dallo sforzo che si riuscirà a mantenere: Anonymous è famoso per riuscire a ottenere risultati incredibili concentrati in orizzonti temporali per le singole operazioni molto limitate. Daesh ha dalla sua una quantità di mezzi e risorse costanti nel tempo, con un livello di specializzazione e di dedizione che è difficile che Anonymous possa eguagliare. Certo è che continueremo a vedere un lungo lavoro di preparazione di Daesh e continue sortite e incursioni digitali di Anonymous che cercano di ri-bilanciare la situazione, come spesso accade nelle dinamiche di guerra asimmetrica. Un ruolo strategico che però può avere Anonymous è quello di polarizzazione dell'opinione pubblica, con azioni anche importanti di manifestazione di pensiero nelle forme, come l'ironia e lo sberleffo, che sono proprie da anni all'identità collettiva. In questo ambito sono fondamentali le operazioni come Islamic State of Ducks che versano sull'ironia la propaganda di Daesh nel mondo. Ironia che, i casi di cronaca ci comunicano, è molto male tollerata dalla controparte".

Commenti

Anonimo (non verificato)

Ritratto di Klaus_Trofobico

Klaus_Trofobico

Ven, 25/12/2015 - 14:09

quello che ha scritto questo articolo... non deve avere molta dimistichezza con internet... vito che non é vero che su "facebook" bisogna iscriversi con un nome vero ma puoi benissimo iscriverti con un nome fake... io per esempio ho un nome fake su facebook...