Dragonfly, la libellula della Nasa che volerà su Titano

La Nasa lancerà la sonda Dragonfly per andare su Titano, una luna di Giove, alla ricerca dei mattoni della vita

Titano. Una delle lune di Giove, il gigante gassoso del nostro sistema solare che è sempre stato oggetto dell'attenzione di astronomi e astrofisici. Senza Giove, che con la sua massa fa da "filtro" per gli asteroidi diretti verso il Sistema Solare interno, probabilmente non sarebbe potuta esserci nemmeno la vita sulla Terra.

Giove che è stato obiettivo di diverse missioni tra cui le due celeberrime Voyager, le cui omonime sonde furono lanciate a pochi mesi di distanza nel 1977 e che ora sono dirette verso lo spazio interstellare avendo superato l'eliopausa, il limite che segna la fine del dominio solare. Sempre il pianeta gigante è stato fondamentale per l'osservazione delle caratteristiche di una cometa, la Shoemaker-Levy che nel luglio del 1994 impattò sulla sua superficie, la prima il cui impatto fu osservato completamente. Sempre Giove è stato meta della sonda Cassini, che nel 2004 effettuò un sorvolo proprio di Titano fornendo dati fondamentali sulla composizione della sua atmosfera e della sua superficie e che rilasciò il lander Huygens, che atterrò sul satellite effettuando misurazioni di dettaglio di questo importante mondo alieno.

Proprio su Titano, la Nasa, l'ente spaziale americano, intende cercare i composti organici che sono stati i mattoni della vita sulla Terra con una nuova missione interplanetaria.

Lo scorso 27 giugno è stato annunciato al mondo che la sonda Dragonfly - libellula - verrà lanciata verso Giove nel 2026. Dragonfly raggiungerà il pianeta gigante nel 2034 dopo un viaggio che, se effettuato alla distanza minima tra la Terra e Giove, coprirà 588,5 milioni di chilometri, circa 3,9 Ua (Unità Astronomiche, la distanza Terra-Sole).

Lo scopo della missione è quello di cercare i mattoni della vita. L'atmosfera di Titano, composta da azoto per il 95%, metano e altri composti del carbonio, ricorda molto per composizione quella della Terra primordiale. Quando sono esposti alla luce solare diretta, le molecole di metano e azoto si dividono a causa della radiazione ultravioletta e possono ricombinarsi tra loro formando molecole di tipo organico, soprattutto se interagiscono con scariche elettriche che si presume possano essere presenti nell'atmosfera di Titano caratterizzata da forti venti e piogge di metano liquido.

Le condizioni ambientali, infatti, sono assolutamente proibitive per la vita complessa così come noi la conosciamo: temperatura e pressione fanno sì che sulla superficie di Titano il metano, che in condizioni terrestri è in fase gassosa, sia liquido e vada a formare degli interi laghi oltre le piogge. In questi laghi di idrocarburo, Dragonfly cercherà i mattoni della vita, quelle basi azotate che sono il germe delle proteine e che potrebbero essere penetrate nell'oceano di acqua e clatrati che si trova immediatamente sotto la superficie di Titano.

La missione durerà di Dragonfly sulla superficie di Titano durerà poco meno di 3 anni (2,7 secondo le previsioni della Nasa) e la sonda, che ricorda molto un drone terrestre dotato di eliche come una sorta di piccolo elicottero, effettuerà voli e analisi nei diversi ambienti di Titano: dalle dune di materia organica al fondo dei crateri da impatto dove si pensa vi possa essere acqua allo stato liquido.

Organico però non vuol dire necessariamente biologico. Per composto organico, infatti, si intende una molecola che abbia il carbonio (con numero di ossidazione inferiore a +4) legato con legame covalente ad altri elementi come azoto, ossigeno e idrogeno. Diversamente quindi da quanto accade per i carbonati ed i carburi. Avere materia organica, quindi, significa avere i costituenti della vita, ma non la vita in sé, sebbene la sonda Dragonfly indagherà, soprattutto nell'oceano di acqua di Titano, la possibile esistenza di una vita passata.