Quei pianeti extrasolari dove si nasconde la vita

Sono 55 gli esopianeti potenzialmente abitabili. Ma nello spazio ci sono oltre 4mila pianeti al di fuori del Sistema Solare. La nuova missione dell'Esa ha come obiettivo il loro studio

Il primo esopianata venne scoperto più di due decenni fa e, da quel momento, ne sono stati trovate altre migliaia, che orbitano attorno a stelle simili al "nostro" Sole. Nel 1992, due ricercatori dell'Osservatorio di Arecibo, a Puerto Rico, e dell'Osservatorio del New Mexico, negli Stati Uniti, rilevarono la presenta di alcuni pianeti al di fuori del Sistema solare. La scoperta venne confermata pienamente nel 1995 e, col passare degli anni, i ricercatori ne hanno individuati altri, la maggioranza di dimensioni che non compaiono nel nostro Sistema: vengono chiamati "super-Terre" o "mini-Nettuno", perché hanno masse che variano tra quella della Terra e quella di Nettuno. Secondo i dati dell'Enciclopedi Extrasolar planet, sono oltre 4mila i pianeti extrasolari, situati in oltre 3mila sistemi diversi e di questi, 55 sarebbero potrenzialmente abitabili.

E ora, la missione dell'Esa (l'Agenzia spaziale europea) partita questa mattina con il lancio della sonda Soyuz, mira ad ottenere nuove informazioni, circa le caratteristiche e le proprietà dei nuovi "mini-Nettuno" e "super-Terre". Per farlo, è stato inviato in orbita Cheops, un piccolo veicolo spaziale, dotato di un particolare telescopio, che dovrà determinare il diametro dei pianeti, tramite la tecnica di transizione, che analizza l'esopianeta mentre passa di fronte alla sua stella madre. Una volta ottenuto il dato, lo si portà inrecciare a quello della massa stimata, già calcolata, per arrivare ad avere informazioni sulla composizione. In questo modo, Cheops sarà in grado di distinguere i pianeti siminili alla Terra, con caratteristiche che potrebbero permettere lo sviluppo della vita come la conosciamo, e quelli di diverso tipo, che sfidano la nostra idea di abitabilità. Bisognerà scoprire la composizione delle scoperte extrasolari, per capire se la composizione sia rocciosa o gassosa e quindi se possa essere compatibile con lo sviluppo della vita o meno.

Cheops resterà in orbita per tre anni e mezzo, a 700 chilometri di distanza dalla Terra: da lì, il suo occhio controllerà gli esopianti potenzialmente "vivibili", fornendo nuove e importanti informazioni nello sviluppo delle conoscenze spaziali.