Se Facebook cancella i capezzoli, dimenticandosi invece del razzismo

L'esperimento di un fotografo tedesco rinfocola la polemica sulle regole del social, stringenti sul nudo, forse meno su altro

Una donna si fa fotografare a seno scoperto, davanti a lei un uomo imbraccia un cartello dai toni piuttosto offensivi, se non apertamente razzisti, in vitando a "non comprare dagli immigrati" e utilizzando un termine che in tedesco è piuttosto offensivo.

È uno scatto del fotografo Olli Waldhauer a riattizzare la polemica su ciò che è permesso e ciò che invece non lo è sulla piattaforma, accompagnato dalla polemica di chi sostiene che Facebook sia ossessionato dal nudo ma non abbia ancora sviluppato strumenti sufficienti a combattere invece con "minacce" più serie ma forse più sottili.

"Una di queste due persone viola le regole di Facebook: quale, secondo voi?", si legge nella didascalia che accompagna lo scatto di Waldhauer e sottintende che la fotografia non dovrebbe trovarsi sui social network a causa di quel cartello oltraggioso e non tanto perché sullo sfondo c'è una procace morettina in topless.

Nel giro di poche ore e di molte migliaia di condivisioni lo scatto è sparito da Facebook, dando di fatto ragione al suo autore. Il problema riscontrato era quello del nudo. Il che spiega il perché dell'hashtag che accompagnava l'esperimento, #nippelstatthetze, ovvero "tette, non razzismo".