Le tecnologie moderne non sono un costo ma un investimento

Gianni Mozzo

Diabiotech, quinto appuntamento annuale di Assobiomedica si è svolto nei giorni scorsi a Roma. I lavori si sono aperti con l'intervento di Guido Riva, presidente Commissione Sanità di Confindustria, sull'importanza dell'Industria della Salute in un moderno sistema economico e su come la ricerca medica in Sanità sia il volano di innovazione produttiva per tutto il Paese. Il Presidente ha inoltre fatto presente che senza adeguate contromisure la Sanità rischia entro il 2010 un buco da 57 miliardi di euro.
Il primo intervento introduttivo è stato quello di Massimo Santini, presidente dell’Associazione Italiana di aritmologia e cardiostimolazione: «In Italia nel 2004 abbiamo registrato questi dati: 150.000 infarti miocardici e sindromi coronariche acute, 250.000 morti cardiache per infarto o scompenso, 50.000 morti improvvise cardiache, 5.000 morti improvvise in giovane età, 100.000 angioplastiche coronariche, 50.000 impianti di pacemaker e 8.000 impianti di defibrillatori automatici. In questo contesto è fondamentale il ruolo della tecnologia medica che comporta i seguenti vantaggi: maggiore sofisticazione delle protesi impiantabili, capacità di trasmissione telematica e telefonica di parametri elettrici e clinici, riduzione significativa del volume e del peso della protesi, continua ricerca di nuove soluzioni a problemi tecnici e clinici, utilizzo della protesi impiantabile per un completo Patient Management».
Il Vice Ministro dell'Economia Mario Baldassarri ha espresso l'urgenza di una vera e propria ristrutturazione industriale della Sanità come servizio nazionale: «Si rende necessario mettere sotto controllo i costi migliorando così la qualità del servizio. Questo può essere realizzato ad esempio passando dall'ospedalizzazione al servizio a domicilio e dalle lunghe degenze al day hospital».
Angelo Fracassi, presidente di Assobiomnedica,ha ricordato che: «la sanità deve essere considerata un investimento e non un costo senza ritorni. Il punto critico in cui il sistema pubblico si è impantanato è quello del finanziamento. Esso è sistematicamente e puntualmente inadeguato. In ogni caso il ripetuto sforamento delle risorse messe a disposizione è, considerate le tendenze strutturali di crescita della spesa, riprova dell'insufficienza delle quantità e delle modalità di erogazione delle risorse. Strettamente collegato al tema del finanziamento è quello del federalismo. Assobiomedica è preoccupata per quanto finora si è verificato in tema di regionalizzazione della Sanità. Emergono con sempre maggiore evidenza differenze territoriali in termini di efficienza organizzativa, efficacia delle prestazioni, disavanzi di gestione. Il disavanzo sanitario è aumentato da 1,8 miliardi nel 2003 e 3,5 nel 2004».
In chiusura è intervenuto il direttore di Assobiomedica, Carlo Mambretti, riguardo al nuovo «Codice Etico» dell'Associazione.
I soci di Assobiomedica riconoscono che l'osservanza dei principi etici costituiscono sia un obbligo che una fase critica per lo svolgimento della loro funzione sociale. E che tali principi devono essere sempre alla base dell'attività d'impresa tanto più quando questa si relaziona col mondo clinico. Tali principi sono enunciati nel Codice Etico. Assobiomedica già dagli anni Novanta si era dotata di un codice deontologico; quello odierno tiene conto del mutato quadro complessivo ed è quindi più attinente alla realtà.