Le tecnologie a tutto green

Nuove carene, sistemi di motorizzazione ibrida, integrazione con i
pannelli solari sono solo alcune delle innovazioni che molti cantieri
italiani hanno proposto al mercato,  distinguendosi per la capacità di comprendere e presidiare prima di altri gli ambiti di potenziale crescita

di Anton Francesco Albertoni*

Non è casuale se la nautica da diporto è stata uno dei pochi settori industriali del Paese che negli ultimi dieci anni è cresciuta con ritmi sconosciuti a qualsiasi altro comparto, triplicando il numero di addetti, e raggiungendo il quinto posto fra i settori che trainano l’export italiano. Pochi sanno che da diversi anni il settore investe ingenti risorse in ricerca tecnologica per individuare soluzioni in grado di rispondere a una sempre più diffusa richiesta di barche eco-compatibili. Nuove carene, sistemi di motorizzazione ibrida, integrazione con i pannelli solari sono solo alcune delle innovazioni che molti cantieri italiani hanno proposto al mercato, distinguendosi per la capacità di comprendere e presidiare prima di altri comparti gli ambiti di potenziale crescita. Il fil rouge che unisce molte di queste soluzioni è la diminuzione dell’impatto ambientale perseguita attraverso la riduzione delle emissioni, l’individuazione di propulsioni alternative e il contenimento dei consumi energetici. Tra i più importanti processi messi a punto dal comparto nella tecnologia green c’è la laminazione con infusione. Il sistema prevede l’utilizzo della depressione del vuoto negli stampi per la laminazione della vetroresina. Ne risulta la riduzione della resina impiegata, ma soprattutto quella del peso dell’imbarcazione, fino al 25%-35% a parità di caratteristiche meccaniche, che si traduce nella proporzionale diminuzione della potenza installata e quindi del consumo di carburante. Grazie a questo processo viene poi azzerata l’emissione dei composti organici volatili rilasciati nell’ambiente di lavoro, che diviene più pulito e salubre. Un’altra aerea in cui sono stati effettuati importanti passi avanti è quella del contenimento dei consumi energetici, un cammino ancora lungo, ma che fino a oggi ha consentito di ridurre il consumo di carburante anche fino al 40%. Un risultato ottenuto grazie a motori di nuova generazione ma soprattutto - ancora una volta - all’utilizzo di nuove carene (derivate da nuovi stampi). In questo senso la ricerca - anche supportata dagli studi in vasca navale - ha fatto passi da gigante, spesso mutuando l’esperienza legata alle regole idrodinamiche delle barche a vela. I nuovi scafi prevedono inoltre la progettazione integrata delle casse per la raccolta delle acque nere e quindi l’azzeramento dello scarico a mare di liquami. Ma non finisce qui: all’insegna del rispetto per l’ambiente i pannelli solari vengono integrati nelle scocche, le lampade a led stanno sostituendo quelle alogene, le batterie a combustibile prendono il posto di quelle tradizionali e forniscono energia pulita e silenziosa a 12 V. In definitiva le barche di ultima generazione vantano moltissimi atout ambientali, facendo sì che la nautica possa a buon vedere essere individuata come un’industria pulita. Eppure rischiamo ancora una volta di non essere considerati al pari di altri settori industriali avanzati e di vedere sottovalutato il nostro potenziale di contributo allo sviluppo dell’economia nazionale. Basti dire che proprio gli stampi per realizzare le barche - che sono la strada obbligata per il rilancio e l’adeguamento della produzione - non sono stati considerati meritevoli di beneficiare della detassazione degli utili investiti in nuovi macchinari cui accedono tutti gli altri comparti industriali. Aspettiamo poi risposte su tutti gli altri strumenti necessari per superare la crisi finanziaria che è già costata 2mila addetti diretti e 10mila nell’indotto (su 120mila): incentivi per le nuove tecnologie, equiparazione del noleggio alla locazione di piccole barche, rimodulazione dei canoni demaniali dei porti, semplificazione del Registro delle navi da diporto e dei trasporti eccezionali. Come avvenne con il leasing e il Codice Nautico, questi pochi interventi mirati possono far tornare a crescere il comparto.
*Presidente Ucina-Confindustria Nautica