Ted Hughes nell'angolo «immortale» in compagnia di Eliot e Shakespeare

Una targa in memoria del poeta britannico morto nel '98 sarà apposta il prossimo 6 dicembre nell'ala dell'abbazia di Westminster deputata alla memoria dei più grandi autori della letteratura inglese

Un pantheon letterario. Un moderno pantheon letterario è quello che da sempre (visto che la modernità non ha tempo) si riconosce in uno degli angoli più suggestivi (e più visitati) dell'abbazia di Westminster. Lì targhe e lapidi ricordano i nomi e i volti di coloro che hanno reso non soltanto maggior lustro alla lingua inglese ma che le hanno permesso, per lo spessore e la profondità delle loro parole, di essere oggi la lingua più «inseguita» al mondo. Se non è la più parlata questo lo deve soltanto a «banali» questioni demografiche.
In questo angolo di storia letteraria dal prossimo mese troverà spazio anche Ted Hughes. Nel prossimo mese lo scrittore inglese (1930-1998) farà il suo ingresso ufficiale nel Poets' Corner dell'abbazia londinese. Il memoriale dedicato all'ex «poeta laureato» del Regno Unito, per volere di Elisabetta II, troverà posto accanto a quelli di alcuni tra i poeti e scrittori britannici più amati e letti, come William Shakespeare, Geoffrey Chaucer, T.S. Eliot, William Blake e William Wordsworth.
La cerimonia nell'angolo dei poeti dell'abbazia, con lo scoprimento della lapide in marmo, si terrà martedì 6 dicembre prossimo alla presenza del poeta irlandese Seamus Heaney, Premio Nobel nel '95, e dell'attrice Juliet Stevenson che declamerà i versi del mondo naturale narrato da Hughes. L'ingresso di Hughes a Westminister è il risultato di una campagna di intellettuali ed artisti svoltasi l'anno passato, che ha fatto del famoso poeta un «letterato immortale». L'ultimo a fare il suo ingresso nel Poets' Corner, prima di Hughes, fu nell'84 Sir John Betjeman.
L'autorizzazione ad affiggere una targa in onore di Hughes è stata data dal decano di Westminster, John Hall. «È giusto ricordare nei secoli futuri l'opera poetica di Hughes», ha affermato Hall. La vedova del poeta, Carol Hughes, ha detto: «Sono particolarmente emozionata per questa colossale presenza che troverà rifugio nelle navate dell'abbazia di Westminster, contribuendo a far conoscere meglio la sua opera letteraria».
Hughes ha avuto una vita privata piuttosto turbolenta, soprattutto sul piano degli amori, quasi sempre tragicamente conclusi. Fu il marito di Sylvia Plath, la poetessa americana morta suicida a 31 anni, come del resto si suicidiò la sua amante Assia Wevill. Nel marzo 2009 si è suicidato anche il figlio di Hughes e Plath, Nicholas. La sua attività di poeta, invece, ha avuto l'incrollabile costanza di celebrare la fatica dell'uomo nella sua eterna lotta contro la natura. E nella difesa di quest'ultima come ultimo baluardo dell'umanità.
Luci e ombre che forse hanno ritardato questo riconoscimento simbolico. Luci e ombre che evidentemente non si ritrovano nella vita e nel lavoro del Betjeman che fu introdotto in questo austero e ambitissimo pantheon a poche settimane della sua morte.