A Teheran demoliscono l’Olocausto «Israele va cancellata dalle mappe»

Dagli storici negazionisti ai rabbini tradizionalisti, 67 «studiosi» radunati per mettere in dubbio non solo la Shoah ma l’esistenza dello Stato ebraico. Olmert: «Sono nauseato». La Knesset «disgustata»

L’unico escluso è un giudice palestinese. Si chiama Khaled Kasab Mahameed, è nato e vive e lavora a Nazareth, ha il passaporto israeliano e sull’Olocausto è convinto di aver tanto da dire. Convinto di poter affrontare i sostenitori delle tesi negazioniste e provare loro che «devono riconoscere l’Olocausto perché - come ha scritto nella lettera d’adesione indirizzata all’ambasciata iraniana di Amman - riconoscere l’Olocausto permette di comprendere il 90 per cento dell’identità ebraica». La tesi non ha convinto le autorità della Repubblica islamica. I funzionari iraniani non solo non gli hanno stampigliato l’indispensabile visto sul passaporto, ma non gli hanno neppure risposto.
A Teheran, in compenso, sono arrivati - secondo l’Istituto iraniano per gli studi politici e internazionali, organizzatore della controversa e condannatissima Conferenza sull’Olocausto - almeno 67 studiosi provenienti da 30 Paesi diversi. Tutti ansiosi di spiegare le loro tesi controcorrente. Tutti protagonisti di un appuntamento definito «nauseante» dal premier israeliano Ehud Olmert e «disgustoso» dalla Knesset. C’è l’australiano d’origine tedesca Fredrick Toeben con il suo plastico di Treblinka e la convinzione di poter spiegare almeno là, a Teheran, che le camere a gas non sono mai esistite. C’è il filosofo islamico Leonardo Clerici, italianissimo nipote di quel Marinetti fondatore del futurismo. C’è il professor Robert Faurisson da anni in lotta con quelle leggi francesi che gli vietano di negare la realtà storica sullo sterminio degli ebrei ridimensionandone cifre e modalità. Ci sono sette rabbini di Neturei Karta e di altre sette ortodosse ebraiche contrarie al sionismo e al riconoscimento dello Stato d’Israele. Ebrei pronti a definire l’Olocausto una conseguenza delle idee di chi spinse il loro popolo a contrapporsi al mondo. «L’Olocausto è stato possibile grazie alla collaborazione di quei sionisti convinti di poter costruire in Palestina una società socialista», riassume nel suo intervento il rabbino austriaco Moshe Friedmann, aggiungendovi una serie di ringraziamenti al presidente Ahmadinejad «per aver offerto l’occasione ai veri ebrei di smascherare i sionisti e stabilire la verità sull’Olocausto». Il rabbino inglese Arnold Cohen, pur considerando vergognosa la negazione dello sterminio, ricorda che lo Stato di Israele è stato fondato contro la volontà del Signore e quindi non potrà esserci pace nel Medio Oriente fino a quando Israele non scomparirà e in Palestina non sorgerà un governo palestinese».
Accanto a loro c’è David Duke, orgoglioso portacolori del Ku Klux Klan americano sdegnato per le leggi europee che «minacciano - a suo dire - la libertà d’espressione sull’Olocausto». Radunati tutti insieme in una sala di Teheran ascoltano in compunto silenzio il benvenuto del ministro degli Esteri iraniano Monoucher Mottaki al «consesso scientifico» organizzato - a suo dire - per dar risposta agli interrogativi sollevati dal presidente Mahmoud Ahmadinejad. «Il nostro presidente - spiega Mottaki - si è limitato a domandare: “Se l’Olocausto è un evento storico perché non può esser oggetto di ricerca?”. Ma questa semplice domanda ha sollevato un’ondata di accuse contro l’Iran senza tentare di trovarvi una risposta logica». A sentir Mottaki gli iraniani sono pronti ad accettare qualsiasi risposta a patto che se ne traggano le dovute conseguenze. Prima fra tutte quella cancellazione dello Stato d’Israele dalla carta geografica ribadita dallo stesso presidente nella lettera di saluto ai partecipanti. «Se la versione ufficiale dell’Olocausto verrà messa in dubbio - ha aggiunto - anche l’identità e la natura di Israele dovrà venir messa in dubbio. Se verrà provata la realtà storica dell’Olocausto allora bisognerà spiegare perché i musulmani devono pagare le conseguenze del crimine nazista».