Tendenze La nuova letteratura di guerra

«I colpi di piccolo calibro mordevano le Humvees, ma tutto era stranamente silenzioso come se qualcuno avesse spento il sonoro... Ricordavo solo quegli occhi azzurri, di un blu glaciale come quelli di mio fratello. Non ci sono santi O’Neill è proprio morto. E questo non è né un addestramento, né un film... Cos’ho sbagliato?». Il dubbio angosciante di un ufficiale è il punto di partenza di The Unforgiving Minute: A Soldier Education (Il minuto imperdonabile, l’educazione di un soldato) uno dei più sofferti fra la raffica di nuovi romanzi e libri di poesie ispirati alle guerre di Afghanistan e Irak arrivati nelle librerie degli States prima di Diario per mio figlio. Romanzi e poesie di giovani ufficiali e soldati americani del 21º secolo costretti a guardare la guerra in faccia. Ventenni in divisa come quelli di Iwo Jima o del Vietnam, ma diversi... Ragazzi arrivati al fronte per libera scelta. La differenza rispetto al passato è tutta li. Della seconda guerra mondiale, del Vietnam scrivevano i soldati di leva. Di Afghanistan e Irak scrivono oggi i soldati professionisti. The unforgiving minute di Craig Mullaney è il racconto di un capitano dei ranger costretto a far i conti con la morte di un proprio soldato e con le proprie esitazioni di comandante sotto il fuoco. Con quel minuto fatale in cui un soldato viene colpito. Un minuto decisivo in cui l’autore non riesce né a pensare, né a decidere. Inizia così una dura riflessione. Sulle responsabilità della guerra. Su come risparmiare i proprio uomini e non infliggere sofferenze inutili. Su quei conflitti attuali in cui sparare di più, o uccidere senza pietà, è più dannoso che utile. Lo sa bene Nathaniel Fick che in One Bullet Away, the Making of an Officer descrive la corsa verso Baghdad di un plotone di 22 uomini e la guerra sbagliata dei loro superiori. La guerra mancata d’ufficiali pavidi, pronti a farsi fotografare davanti ai nemici morti, ma inetti nell’impartire ordini, incapaci di capire la differenza tra popolazione e guerriglieri. Farabutti ingallonati che per paura rifiutano di curare innocui pastori iracheni colpiti per errore. Poi c’è la guerra ripetitiva, noiosa e improvvisamente fatale. È la guerra del soldato poeta Brian Turner in Irak. Un anno «di completa noia, punteggiata da momenti assai intensi» raccontata in Here Bullet (Qui Proiettile), una raccolta di liriche scaricate sul computer per ammazzar il tedio. Quasi un canto neo futurista alla pallottola con il tuo nome. «Se è un corpo ciò che vuoi allora qui ci sono ossa, muscoli e carne... perché qui Proiettile, qui è dove il mondo finisce».