Tengono le aste del trotto La nostra ippica ha 7 vite

Ernesto Cazzaniga*

Un paio di eventi significativi hanno caratterizzato quest’inizio di settembre, mi riferisco alle due prime sessioni di vendita di puledri trottatori nati nel 2005. Una, tradizionalmente organizzata dall’Associazione Allevatori e l’altra, invece, da una società specializzata nel settore galoppo. Vi erano alcune attese da verificare: la tenuta del mercato in un momento con prospettive incerte per il settore e il debutto sul mercato di prodotti di nuovi stalloni. Diciamo subito che il mercato, grosso modo, è riuscito ad esprimere un livello di tenuta buono, forse oltre ogni aspettativa. L’asta Anact è stata aperta dal segretario generale dell’Unire, Franco Panzironi, il quale pure non grondando ottimismo si è comunque espresso con realismo e questo è stato un elemento corroborante del mercato. Allora cosa dobbiamo pensare: che l’ippica ha sette vite, oppure è composta da un branco di imbecilli che non sanno cosa fanno? Nonostante il continuo incessante martellamento di notizie condite da cifre, viste da destra e da sinistra a seconda degli interessi rappresentati o sedicenti rappresentati, anche questa volta ha retto e probabilmente continuerà a reggere sino alla fine delle sessioni di vendita, malgrado i disfattisti di professione. Vi sono stati nuovi fenomeni di aggregazione che hanno contribuito a tenere su di giri il mercato, a volte forse anche in maniera un poco spericolata, secondo me tutto quanto contribuisce a dare slancio e tono al mercato è una buona cosa, senza ottimismo non si va avanti, l’ottimismo è una buona medicina e ne è stato sparso parecchio per fortuna.
Il fenomeno di cui sopra è molto interessante sia per il futuro dell’ippica che prima o poi doveva inventare nuove soluzioni e questa ci pare una strada che, se ben percorsa, porterà vantaggi per tutti. D’altra parte anche in questo caso, arriviamo come al solito con un buon ritardo a battere strade già sperimentate in particolare modo negli Stati Uniti. Da noi diventate percorribili una decina d’anni dopo, è il ritardo fisiologico tra noi e gli Stati Uniti, che una volta era di una ventina di anni ora ridotto ad una decina. Ci auguriamo prima o poi la stessa strada la possano percorrere gli allevatori alla ricerca di un calmieramento dei tassi di monta degli stalloni che hanno raggiunto prezzi non sostenibili, soprattutto anche per per soggetti che ancora non hanno dato la misura delle loro capacità riproduttive.Se non saranno trovate e sperimentate altre soluzioni potremmo rischiare l’abbandono dell’attività da parte di molti allevatori.
Veniamo al secondo aspetto, quello degli stalloni debuttanti, tra cui senz’altro più importante è il mitico Varenne. Ad essere franchi io credo che per un giudizio più approfondito e serio della realtà dell’apprezzamento del mercato, nei confronti dei suoi prodotti, occorra aspettare la fine delle sessioni di aste e successivamente cercare di trarre , non dico conclusioni, ma impressioni. Se avremo occasione ne riparleremo successivamente dopo avere una visione più chiara della situazione. Vorrei invece sottolineare un aspetto che mi ha incuriosito non poco, vi ricordate che il mitico Varenne, decretò in pista la fine della carriera di corse dell’altrettanto importante soggetto, Viking Kronos, potremmo dire che oggi e per il momento, il secondo si e preso una rivincita sul rivale storico impagabile. I prodotti di Viking Kronos, non essendo molti, sia perché il cavallo funziona in Svezia ed il seme pare non sia congelabile, questo aspetto ha certamente contribuito ad esasperarne le quotazioni. Hanno raggiunto prezzi stratosferici, da prezzi delle migliori aste del galoppo per intenderci, ed in questo senso, pure non essendo uno stallone debuttante, l’ideale match con Varenne si è chiuso per il momento come la partita di calcio della Germania con il Sanmarino (13 a 0). Una vendetta postuma, consumata a freddo come tutte le vendette che si rispettano.
* ex presidente dell’anact (associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)