La terribile fragola-sogliola ha il sapore di una ecoballa

Ma veniamo al pomodoro antigelo. Resiste veramente al gelo? È mai stato in commercio? In breve, no. Ma non è difficile risalire all’origine della vicenda. Nel 1991 alcuni ricercatori della dna Plant Technology, una delle prime aziende attive nel settore delle piante transgeniche, stavano tentando di rendere il comune pomodoro più resistente alle gelate. Fin dagli anni Sessanta si sapeva che nei pesci artici sono presenti «proteine anticongelanti» che resistono bene alle basse temperature. Negli anni Novanta si scoprì che proteine analoghe esistono in alcuni batteri, funghi, insetti e piante, e hanno la funzione di proteggere la struttura cellulare prevenendo la formazione di cristalli di ghiaccio dentro la cellula. I ricercatori della dna Plant Technology hanno identificato il gene responsabile della proteina antigelo in un pesce artico. La loro speranza era di riuscire a conferire al pomodoro una superiore resistenza al freddo che l’avrebbe protetto dalle gelate e dalle basse temperature dei magazzini di stoccaggio. (...)
A questo punto si deve verificare se la pianta di pomodoro ha davvero le caratteristiche desiderate. È resistente al gelo? No, in effetti non lo è, l’esperimento è stato un fallimento. Il pomodoro ottenuto non era per nulla resistente al freddo. Ma nonostante questo, la storia del pomodoro-pesce ha iniziato a circolare come se l’esperimento avesse funzionato. Dopo l’iniziale insuccesso, gli scienziati hanno provato a inserire geni antigelo di varia provenienza, ma con scarso successo. Solo di recente qualche passo avanti è stato fatto utilizzando una proteina contenuta nelle carote.
Nello spettacolo citato (Roma, 5 maggio 2000, ndr), Beppe Grillo dice che «sono morti sessanta ragazzi di shock anafilattico perché erano allergici al pesce e hanno mangiato il pomodoro». Questo è falso perché il pomodoro antigelo non è mai esistito e nessuno è mai morto. Lo spettacolo è esilarante, ma non è certo un esempio di correttezza scientifica.
Veniamo ora all’ogm più citato della storia, la fragolapesce. L’accenno più recente, come ho detto, è forse quello di Mario Capanna. Ma in rete si trovano innumerevoli citazioni. Sul sito de «la Repubblica delle Donne», per esempio, si legge: «La fragola con il gene di una sogliola del mar Baltico che doveva renderla resistente al freddo è stata un disastro: il risultato è una fragola che sa di antigelo. Gli esperimenti sono stati subito interrotti, e la fragogliola è finita sullo scaffale dei cibi Frankenstein».
La rivista dei parchi della Regione Piemonte riferisce la stessa notizia con particolari diversi: «In campo agricolo, lo scopo degli ogm è modificare una pianta inserendo nel suo dna uno o più geni che le conferiscano le caratteristiche desiderate. Il caso dell’introduzione di geni di passera di mare nelle fragole per aumentarne la conservabilità è un tipico esempio».
In una puntata della popolare trasmissione Report un sedicente «esperto» affermava: «Si è prodotta, per esempio, una fragola che è stata resa resistente al gelo inserendo dei geni di pesci che vivevano in zone fredde. Questa fragola ha cominciato a produrre un prodotto secondario che era il glicoletilenico, il comune liquido antigelo dei radiatori. Quindi sono diventate immangiabili».
Nessun vero esperto avrebbe mai fatto queste affermazioni, soprattutto perché una pianta è geneticamente modificata per produrre una proteina, non il «liquido antigelo dei radiatori».
Ma la citazione più bella l’ho trovata in un dossier su biotecnologie e prodotti alimentari del 1999 della Coop. Eccola: «Un gene prelevato dal pesce artico inserito in fragole e patate conferisce la resistenza al freddo e permette la coltivazione di questi prodotti in zone caratterizzate da bassissime temperature. È il caso della Finlandia, che ormai ha interrotto quasi del tutto le importazioni di fragole, consumando quelle coltivate sul proprio territorio, per lunghi periodi dell’anno costantemente coperto da spessi strati di ghiaccio».
La Finlandia ha interrotto quasi del tutto le importazioni di fragole! Lo sapevate? A volte il pesce in questione è una sogliola, a volte una passera di mare, a volte un merluzzo, a volte ancora è il rombo. Ma la verità è che la fragola-pesce non esiste. Non è mai esistita. Nessuna multinazionale biotech ha mai annunciato lo sviluppo di un prodotto del genere. Nessuna università l’ha mai studiato. Nessuno scienziato ha mai pubblicato degli studi su questa chimera. Nessuna azienda ha mai neanche lontanamente suggerito che sarebbe stata interessata a sviluppare fragole antigelo. (...)
Ma il punto non è questo: il fatto è che l’immagine della fragola-pesce è troppo evocativa per lasciarsi scappare l’occasione di usarla. È un’invenzione mediatica geniale che ha avuto una fortuna immediata, come spesso è accaduto ad altre invenzioni linguistiche del variegato mondo «ambientalista ». Il termine Frankenfood, il «cibo di Frankenstein», per esempio, è efficace anche se filologicamente scorretto, visto che Frankenstein era il medico, non il mostro. Parimenti, non esiste il «mais ogm con lo scorpione dentro» a cui accennava Carlo Petrini.
Spesso i gruppi ambientalisti mostrano gravi lacune nella conoscenza delle tematiche scientifiche di cui si occupano, ma possiedono ottime capacità di comunicazione che consentono loro di creare slogan efficaci, doti di cui gli scienziati sono purtroppo drammaticamente carenti. All’ambiente però servirebbe forse qualche esperto di comunicazione in meno e qualche chimico, fisico o biologo in più. (...) Il fatto che la fishberry, la fragola-pesce, non sia mai esistita non ha impedito il diffondersi della storia, che si è arricchita via via di nuovi particolari, come nella migliore delle leggende urbane: era immangiabile, sapeva di antigelo, produceva «glicoletilenico, il comune liquido antigelo dei radiatori». A questo punto sarebbe il caso di avvisare Report, Mario Capanna, la Coop ma soprattutto i finlandesi che le fragole antigelo non sono mai esistite. Tra l’altro, queste affermazioni campate in aria forniscono facili argomenti al «partito» pro-ogm, che ha avuto buon gioco a chiedere a Mario Capanna dove mai avesse avuto modo di assaggiare questa mitica fragola, visto che nella trasmissione ne illustrava il sapore.
A questo proposito, voglio precisare che a mio parere non ha senso schierarsi per partito preso a favore o contro gli ogm. Parlare di ogm in generale è fuorviante. Sarebbe come dire «i funghi fanno male» oppure «i funghi sono buoni». Ma vogliamo distinguere tra i porcini e le amanite? Spesso le prese di posizione più drastiche derivano da una convinzione di fondo, purtroppo molto diffusa, secondo cui ciò che è «naturale» è buono, mentre ciò che è creato o modificato dall’uomo è cattivo. È la filosofia della «natura benigna» fondata sull’idea (sbagliata) che si possa distinguere chiaramente ciò che è «naturale» da ciò che è «artificiale». Questa visione non ha molto fondamento scientifico ma è estremamente radicata e orienta preventivamente il giudizio finale sugli ogm.