Tevere navigabile Un’utopia lunga trent’anni

Pietro Samperi *

Puntuale come a ogni campagna elettorale da una trentina d’anni a questa parte, si ripete con enfasi la favola della navigabilità del Tevere, ripristinata questa volta dal sindaco Walter Veltroni. È una sciocchezza che all’inizio sembrò affascinare i romani, i quali però non ci cascano più. Ma essa dimostra con quanta leggerezza (non voglio pensare malafede) sono trattati ed enfatizzati problemi seri per la vita della città. Eppure basterebbe conoscere solo qualcuno dei numerosi motivi che fanno escludere, ormai, la possibilità, prima ancora che l’utilità, di una operazione del genere, se non a prezzo di costi inimmaginabili necessari per le sistemazioni, le manutenzioni, l’esercizio.
È frequente il confronto di Roma con Parigi o Londra. Ma è un confronto che non tiene conto del fatto che la Senna e il Tamigi sono veri fiumi, mentre il Tevere è piuttosto un torrente, giacché, dal punto di vista idraulico, non sono tanto le dimensioni a classificare i corsi d’acqua, quanto la regolarità dei regimi idraulici. Ebbene, quello del Tevere è penalizzato da variazioni sistematiche di portata e di conseguenti livelli fra l’estate e l’inverno tali da non consentire più una navigabilità non dico regolare, ma neppure programmabile. Aggiungasi che, nei secoli, le condizioni dei fondali del corso e quelle della foce, ma soprattutto le regolazioni realizzate a monte negli ultimi decenni per evitare - con pieno successo - le disastrose inondazioni a Roma, hanno aggravato le condizioni della navigabilità, fino in pratica ad annullarla. Da tutto ciò consegue che il Tevere durante l’estate ha un livello talmente basso da non consentire il transito di imbarcazioni di un certo pescaggio, soprattutto in corrispondenza delle soglie di regolazione presso l’isola Tiberina, mentre durante l’inverno ne ha uno che rende difficile, fino a impedirlo, il passaggio delle imbarcazioni sotto i numerosi ponti. Le differenze di livello ostacolano anche gli approdi e i collegamenti verticali con i lungotevere, il che praticamente fa escludere un servizio di trasporto pubblico regolare, neppure molto richiesto lungo quella direttrice.
Quanto poi alla navigabilità turistica all’interno della città, si tenga anche conto che l’interesse maggiore sarebbe durante la buona stagione, quando il livello del fiume è però assai basso e il panorama non sarebbe certo quello assai ampio visibile a Parigi o a Londra, ma soltanto quello dei muraglioni.
Più interessante sarebbe la navigabilità del Tevere nella tratta Roma-Fiumicino, ma ricordo che quando, negli anni Settanta, studiai il problema, la Soprintendenza archeologica segnalò numerose difficoltà derivanti dagli innumerevoli resti presenti lungo le sponde, che richiederebbero la posa in opera di opportune protezioni e segnalazioni che renderebbero difficile la navigazione di mezzi di una certa dimensione e che, comunque, andrebbero rinnovate dopo ogni stagione invernale.
In queste condizioni, appare anche superfluo tornare sullo stato pietoso in cui si trovano gli approdi del modesto servizio ora attivato, con una imbarcazione che qualcuno è arrivato a paragonare ai bateaux mouches di Parigi!
(*) Urbanista,
docente dell’università La Sapienza di Roma