Tex Willer contro la censura

Il pistolero di Bonelli in passato fu accusato di amoralità e messo all’indice. Negli anni Cinquanta si cancellavano le pistole e si allungavano le gonne alle squaw. <strong><a href="/a.pic1?ID=285251">Ora è stato riabilitato anche dal Vaticano</a></strong>

di Moreno Burattini*

Dunque, quel «tizzone d’inferno» di Tex Willer è riuscito persino a farsi assolvere, con tanto di pubblica benedizione, dagli alti prelati vaticani. È cronaca recente, infatti, la pubblicazione da parte dell’Osservatore Romano di una serie di lusinghieri commenti riguardanti il più popolare eroe del fumetto italiano, che tra pochi giorni compirà sessant’anni. «Esempio di rettitudine morale, di fedeltà coniugale e di amore paterno - scrive il quotidiano della Santa Sede -, Tex è portatore di comportamenti dettati da valori non negoziabili».

Non sempre, però, in ambito cattolico, si è guardato con altrettanto favore nei confronti di Aquila della Notte e verso i fumetti in generale. Assai diversamente andavano le cose, per esempio, negli anni Cinquanta e Sessanta, in cui il clima era da caccia alle streghe, e non soltanto in Italia. Nel 1954, negli Stati Uniti si scatenò una sorta di isteria collettiva contro i fumetti, suscitata da un pamphlet di Fredric Wertham intitolato Seduction of the Innocent. Il saggio sosteneva che la lettura di storie dai contenuti violenti fosse la causa prima della criminalità giovanile. Le associazioni di genitori e di insegnanti accolsero questa tesi, ne divennero paladine e riuscirono a far istituire la rigida Comics Code Authority, che imponeva alle case editrici un codice di autocensura soffocante. Dal ’54 al ’56, i titoli a fumetti pubblicati si ridussero da 650 a 250. Inutile dire che la censura non produsse alcuna flessione della delinquenza.

nche in Italia, in quegli anni, l’atteggiamento delle autorità politiche e religiose e dei benpensanti era profondamente ostile ai fumetti, accusati di essere all’origine di ogni deviazione della gioventù. Nelle parrocchie, negli oratori, nelle scuole circolavano appositi «indici» redatti a uso e consumo degli educatori, nei quali venivano giudicati negativamente persino personaggi come Gim Toro, Mandrake, il Piccolo Sceriffo, l’Uomo Mascherato o Ridolini. E, ovviamente, Tex.
Del ’52 è una raccolta di testi teatrali per bambini, edita dai salesiani, opera di Enrico Grasso e intitolata Mascherine. Una delle scenette mostra un Orco, personificazione del Fumetto, che vaga per il mondo cercando di rubare i cuori dei bambini e spargere odio, violenza e ignoranza. L’autore specifica lo scopo del copione: «Il lavoro fa parte della campagna mossa in tutta Italia da Autorità e famiglie, da giornali e riviste, contro il romanzo a fumetti e la sua influenza deleteria sull’animo infantile. Molte calamità che si abbattono oggi sui giovanissimi derivano appunto dai fumetti e non c’è giorno che la cronaca non registri funesti risultati di fantasie accese». Un opuscolo intitolato Mammina, me lo compri?, distribuito nelle parrocchie romane, infarcito di pregiudizi e moralismi, invitava alla cautela anche di fronte agli albi Disney. Così vi si scriveva dell’Uomo Mascherato: «Assurdo fino all’impossibile. Disegni brutti; particolari e trame del tutto negativi. Idolatria del superuomo, senza morale e senza uguali». Turbava i cattolici l’idea che i fumetti non avessero «freni» morali e intenti pedagogici, e ossessivo era il pregiudizio contro l’immagine femminile proposta sugli albi di avventure. Si contestava, per esempio, che le donne fossero «sovente indecenti nelle fogge» e che si innamorassero degli eroi.

L’opuscolo non era un organo ufficiale come l’Osservatore Romano, ma rende perfettamente l’idea di un clima diffuso: oltre a mettere in guardia i genitori contro la minaccia rappresentata dai fumetti, veniva stilato un elenco delle 279 testate pubblicate all’epoca, stabilendo se la loro lettura fosse consigliabile oppure no. Pochissime quelle giudicate accettabili (in pratica, soltanto quelle riconducibili alla stampa cattolica). Qual era la posizione riguardo a Tex Willer? Basta scorrere l’elenco per leggere: escluso.
Nel ’51, due deputati democristiani presentarono alla Camera un progetto di legge che istituiva un controllo preventivo sulla stampa a fumetti. Il progetto non fu approvato dal Senato, ma proposte analoghe vennero ripresentate nel ’55 e nel ’58. Perciò alcuni editori del settore corsero ai ripari e istituirono una «commissione di autocensura», con tanto di marchio che appariva sulle pubblicazioni («Garanzia Morale»).

Nelle ristampe di Tex vennero modificate intere sequenze allo scopo di eliminare «immorali» scene di violenza, sacrificando in alcuni casi la logica della storia. Le cosce nude delle squaw vennero pudicamente coperte, i pugnali sostituiti con randelli, le pistole cancellate. Si fornirono nuove versioni dei dialoghi con l’eliminazione di tutte le espressioni troppo colorite.
Ma non si pensi che gli attacchi al fumetto giungessero soltanto dalle sponde cattoliche o «reazionarie» della società italiana. La crociata contro i comics partiva da destra e da lontano, ma anche da sinistra, nonostante Gramsci. Negli anni Sessanta cominciò, per fortuna, una nuova stagione: quella della rivalutazione del fumetto. La «letteratura disegnata» cominciò a uscire dal ghetto e si conquistò il riconoscimento della sua dignità culturale come mezzo di comunicazione e come manifestazione artistica.

*Sceneggiatore di fumetti