THUBRON Un cuore ramingo

Quali sono i motivi che reclamano la partenza? Perché a volte si avverte l’urgenza di far le valigie e avventurarsi in Paesi lontani? Sono varie le ragioni che spingono l’uomo a spostarsi da un luogo all’altro e non sono a tutti costi legate al lavoro o al turismo. Spesso le motivazioni sono più profonde: si parte per appagare la curiosità e la conoscenza, per incontrare altri uomini, culture e forme di fede diverse o semplicemente per riempire un vuoto esistenziale. C’è poi chi parte perché è ancora giovane e pervaso dall’eccitazione del nuovo e chi invece perché si sente vecchio e desidera capire qualcosa prima che sia troppo tardi...
È questo in sintesi il pensiero di Colin Thubron, il grande scrittore di viaggi che ha raccontato la Russia, la Cina e la Siberia esplorando le regioni più remote e ostili del pianeta; uno che prima di partire si documenta fino in fondo, come quando ha imparato a parlare il mandarino attraverso il sistema pinyin che latinizza i caratteri. Le emozioni invece, quelle le lascia affiorare nel corso del viaggio, un’avventura che a volte s’interrompe a causa dell’instabilità politica o dei combattimenti in corso, com’è successo nell’Afghanistan del Nord.
Gli appassionati dell’on the road rimarranno affascinati da questo suo ultimo libro, Ombre sulla via della Seta (Ponte alle Grazie, pagg. 392, euro 18), un percorso millenario che si dipana attraverso il cuore dell’Asia da Xian a Kashgar, da Meshed ad Antiochia. «Seguire la Via della seta - scrive - significa seguire un fantasma. Non è una sola strada, ma molte: una rete di scelte. La mia si allunga per più di undicimila chilometri, e di quando in quando si fa pericolosa». E sono riflessioni, le sue, che alternano descrizioni di luoghi a rapide dissolvenze tra passato e presente.
Il suo racconto di viaggio parte da lontano, quando Lei-tzu, moglie dell’Imperatore Giallo che regnò per circa un secolo fino al 2597 a.C, ancora non sapeva che sarebbe passata alla storia come la «Signora dei bachi da seta». Secondo la leggenda, fu infatti lei un giorno a notare uno strano verme che si rimpinzava di foglie di gelso per poi reincarnarsi in falena e abbandonare quel bozzolo da cui poi l’uomo avrebbe ricavato la seta, anche se la coltivazione di questo filamento scintillante si era diffusa lungo i fiumi cinesi già molto prima di lei.
Thubron è molto di più di un reporter o di un travel-writer oggi così di moda; egli ripercorre con la mente ma soprattutto con il cuore la Grande storia per arrivare ai giorni nostri. Il suo narrare rievoca in certi passaggi la scrittura di Tiziano Terzani, dove il racconto si mescola alla saggezza, al desiderio di comprendere, alla compassione e al non giudizio. Lo scrittore non si risparmia, è il cacciatore bulimico di fatti, emozioni, aspirazioni di verità e accettazione che la verità non esiste; egli scarpina per le strade di montagna, si rapporta con identità umane diverse, sale e scende dai treni, attraversa campagne, città e villaggi.
Racconta sorpreso la Pechino contemporanea, così diversa da come la ricordava ai tempi della Rivoluzione culturale, con i milioni di perseguitati senza nome, una crudeltà mentale senza limite e dominata dal terrore. I bambini che allora uscivano dalla scuola in doppia fila seguendo il loro insegnante muti e obbedienti, oggi si fanno strada a gomitate per correre sfrenati in una nuova dimensione di traffico, condomini, alberghi prestigiosi e pubblicità computerizzata: zainetti con scritte americane, belle ragazze dagli occhi innaturalmente rotondi grazie ai sempre più diffusi interventi chirurgici e anziani che non si riconoscono più in niente e nessuno. Come dire, per la nuova Cina il piatto della globalizzazione è servito.
Una dopo l’altra scorrono le tappe di un percorso che termina ad Antiochia e inizia a Xian, un tempo la più grande città del mondo e mercato occidentale in cui aveva termine la Via della seta. Favolosa nella sua raffinatezza e nei suoi eccessi, qui per tre secoli, a partire dal 618 d.C., pulsava il potere del commercio: le corporazioni dei mercanti abbracciavano quasi ogni popolo tra l’Arabia e il Giappone: persiani, turchi, sogdiani, indiani, battriani, ebrei, siriani in un melting pot di antico splendore.
Ma questo è solo un assaggio di un gran bel racconto che penetra nella memoria e nel presente asiatico che, nel mare magnum dell’offerta libraria, merita davvero di essere letto.
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