Tischbein&Goethe, vacanze romane

La miscela estetica di classico e romantico, il piacere mistico e misterioso della «sensazione lineare» che emana dall’opera di Giorgio de Chirico, si ritrova nello stile di un suo progenitore tedesco: Johann Wilhelm Tischbein (1751-1829) il pittore amico di Goethe e che visse in amicizia col poeta durante il suo soggiorno a Roma (1786-1787) non senza averlo immortalato nel famosissimo ritratto (oggi a Francoforte) col mantello bianco e il cappello sullo sfondo della campagna tra sentimento bucolico e patetismo delle rovine.
Una preziosa mostra allestita a Roma proprio nel piccolo museo Casa di Goethe in via del Corso («Johann H. W. Tischbein. Il pittore poeta», fino alla fine del mese) ci conferma la singolare parentela stilistica col nostro grande metafisico, presentando alcuni succosi quadri ed una nutrita serie di disegni e acquerelli realizzati da Tischbein in Italia e quando, una volta tornato in Germania, ideò per il castello di Oldenburg una serie di scene mitologiche che ispirarono a Goethe la composizione dei suoi Idilli. Demone lineare, diceva De Chirico, misticismo della natura, vero segreto dell’arte classica: e così pure sembra pensarla il Tischbein, tanto innamorato della statuaria antica secondo i precetti formali di un Winckelmann quanto sensibile ai palpiti vitali e ai segreti della fisiognomica umana e animale (una cosmogonia incantata con accenni lievemente sensuali, alla Füssli).
Dalla raffigurazione di Castore e Polluce in partenza per la battaglia con le Amazzoni, allo studio del mondo degli animali (con una sorprendente attenzione «etologica») fino agli schizzi che riprendono l’amico Goethe in momenti diversi di vita quotidiana (alla finestra, o buttato a gambe in aria assieme all’amico su di un sofà), si rivela così il profilo palpitante del «pittore poeta» Johann Wilhelm Tischbein, tra l’evocazione malinconica del mondo classico e la romantica indagine sulle avventure e i misteriosi connubi dell’anima e del corpo.