Toh, anche in Francia i cervelli fuggono

Lenta ma inesorabile, anche in Francia è cominciata la fuga dei cervelli. Secondo uno studio dell'Institut Montaigne, think tank di posizioni liberali, pubblicato in esclusiva dal quotidiano Le Monde, il numero di ricercatori transalpini che si trasferiscono negli Stati Uniti negli ultimi 30 anni è stato in costante crescita, e oltre il 70% di chi è partito ha deciso di non tornare da questa parte dell'Atlantico. La cifra per ora resta limitata, intorno al 2% del totale, ma, sottolinea lo studio, pone un problema «in quanto ad andarsene sono i migliori», soprattutto in settori di studio strategici come l'economia o la biologia. Ciò che li spinge a optare per gli atenei a stelle e strisce è la maggiore disponibilità di mezzi economici e strutture per la ricerca, ma anche, nelle parole di Julien Sage, oncologo specializzato in cellule staminali trasferitosi a Stanford nel 2004, la «densità intellettuale fuori dal comune».
«Le università statunitensi, è lì che succede tutto», conferma il filosofo Souleman Bachir Diagne, passato dall'Ecole normale di Parigi alla Columbia university di New York, che però ammette, come numerosi altri tra gli intervistati per lo studio, che sarebbe molto felice di tornare in Francia, se il suo Paese gli offrisse le stesse opportunità che ha trovato negli Usa. Un messaggio di allarme che si aggiunge a quello lanciato dal Secours Catholique, omologo transalpino della Caritas: il 21% dei giovani tra i 18 e i 25 anni in Francia vive al di sotto della soglia di povertà, e il rischio di diventare indigente in questa fascia d'età è più elevato del 60% rispetto alle altre. Gli under 25 di oggi, spiega il rapporto annuale dell'associazione, sono più diplomati e qualificati, ma allo stesso tempo più precari, con un tasso di disoccupazione che supera il 23%. «La società francese maltratta i propri giovani» commenta in un intervento sulle pagine di Le Monde il direttore del think tank progressista Terra Nova, Olivier Ferrand. «Da trent'anni, di fronte alla crisi - prosegue - i giovani sono la variabile di aggiustamento di una società di 'insiders', che protegge i privilegi acquisiti a scapito dei nuovi entranti». Per ribaltare tale situazione, Terra Nova chiede alla politica francese tre «grandi capovolgimenti»: dare la priorità agli investimenti in educazione, dalla scuola dell'obbligo all'università; mettere in cima all'agenda il problema dell'occupazione giovanile; aumentare i benefici sociali e fiscali per i più giovani, che sono sempre più la fascia povera della società.
Perché, sottolinea Ferrand in chiusura del suo intervento, «una società che, come Crono, divora i propri figli, è una società che muore».