Toh, andare allo stadio coi figli li fa andare meglio a scuola

Una ricerca inglese sfata il mito del calcio come «distrazione» dagli studi: i ragazzini che vanno allo stadio con la famiglia migliorano il loro rendimento scolastico. Imparare i cori allena la memoria e l'arbitro è come la maestra. In Italia ci si impegna per riportare i piccoli sugli spalti

CONTRORDINE. Altro che perdite di tempo, premi per un bel compito in classe o ricreazione. Guardare le partite di pallone, per i bambini, è più utile dei compiti a casa. A dirlo sono i risultati di una ricerca realizzata dal bookmaker inglese Stanleybet su un campione di oltre 100 psicologi, in occasione del tour negli stadi italiani (Livorno, Parma, Rimini, Udine, solo per citarne alcuni) in svolgimento tra febbraio e la fine di aprile per promuovere il fair play. Portare i figli allo stadio per assistere a una partita di calcio della propria squadra del cuore -spiega la ricerca- rappresenta un momento di crescita delle facoltà intellettive e di socializzazione dei figli. Molto meglio, infatti, dello shopping nel solito centro commerciale o, peggio ancora, del weekend passato a oziare sdraiati sul divano a vedere la tv o a giocare con i videogame.
FORMAZIONE. «Riscoprire la gioia di trascorrere un pomeriggio con la famiglia allo stadio in assoluta serenità - spiegano gli psicologi - costituisce un passo fondamentale nella formazione del giovane, a beneficio anche del rendimento scolastico, che può migliorare anche di un punto». Passare con tutta la famiglia la propria domenica allo stadio, come già accade in Inghilterra o in Spagna, è uno specchio del livello di cultura e del grado di educazione civica raggiunti da quel Paese.
COME LE POESIE. Secondo gli psicologi interpellati per la ricerca, come per il fisico, anche per la mente lo sport rappresenta un ottimo allenamento. La capacità di apprendimento viene stimolata dall'imparare a memoria le parole dei cori cantati allo stadio; insegnare a rispettare la tifoseria avversaria e a incitare i propri beniamini, a prescindere dal risultato del campo, è il modo migliore per apprendere lo spirito di squadra e cogliere sempre gli aspetti positivi dello sport. Non contestare sempre le decisioni dell'arbitro, infine, malcostume diffuso tra grandi e piccini di ogni latitudine, aiuta a sviluppare quella forma mentis che favorisce il confronto e il dialogo e, quindi, aiuta ad abbattere il muro che spesso s'innalza tra figli e genitori.
IL GRUPPO. Andare allo stadio, inoltre, rappresenta per un adolescente un'ottima lezione per apprendere cosa significa far parte di un gruppo ed è un allenamento per imparare a sentirsi parte della realtà in cui il bambino, futuro adulto, si trova a convivere: i banchi di scuola ora, il posto di lavoro più avanti.
TOUR STADI 2010. Prossimo appuntamento con il Tour Stadi 2010 che Stanleybet ha ideato per promuovere il fair play anche in Italia, sarà domenica 28 febbraio allo Stadio Tardini, in occasione del match di Serie A Parma-Sampdoria. La speranza è rivedere le famiglie allo stadio e magari tornare a riempire le curve italiane, che negli ultimi anni hanno fatto registrare un calo di presenze.
MAGLIA NERA. Basti pensare che l'Italia è all'11° posto della classifica di presenza media di persone a incontro, pari al 55,7% in rapporto alla capacità media degli stadi del Belpaese. La ricerca, promossa da Football Finance, posiziona sul gradino più alto del podio la Premier League (91,9%), seguita dalla Bundesliga (89,9%) e dalla Eredivisie olandese (88,4%). I primi a essersi resi conto dell'effetto benefico del «tifo in famiglia» sono i vip, italiani ed internazionali, come Brad Pitt, o i nostri Carlo Verdone e Lino Banfi, che sembra preferiscano sempre più spesso andare all'Olimpico accompagnati dai figli o dai nipoti invece che dalle proprie dolci metà.