Toh, c'è un'italiano di Bogotà che si sta preparando a volare su Marte

Si chiama Diego Urbina, ha 26 anni, è nato in Colombia da genitori italiani e vive a Torino ed è l'unico astronauta italiano ad essersi offerto di partecipare alla simulazione di una missione su Marte. E il suo sogno dello spazio non è mai stato così vicino a diventare realtà (<em>foto: ultimo a destra</em>)

Indossa la tuta blu degli astronauti europei, come i suoi tre colleghi che si sono offerti di partecipare alla simulazione di una missione su Marte nell'esperimento Mars 500, e il suo sogno dello spazio non è mai stato così vicino a diventare realtà: Diego Urbina (foto: ultimo a destra), italo-colombiano di 26 anni, sa che non volerà e non sa se supererà l'ultima tappa della selezione: come i suoi tre colleghi europei presentati nel Centro di ricerca scientifica e tecnologica (Estec) dell'Agenzia Spaziale Europea a Noordwijk (Olanda).
Di certo sa che solo due potranno diventare membri dell'equipaggio che vivrà per quasi un anno e mezzo nell'astronave virtuale per Marte, nell'Istituto Russo per i Problemi Biomedici (Ibmp) di Mosca.
Nato in Colombia, a Bogotà, Diego vive a Torino, dove ha studiato ingegneria elettronica al Politecnico e dove è nata sua madre. È l'unico degli oltre 30 italiani che hanno presentato all'Esa la domanda per partecipare a Mars 500. È innamorato dell'Italia, anche se l'ha conosciuta solo nel 2002, quando è arrivato il momento di andare all'università. «Pur essendo italiano non conoscevo la lingua, mia madre ha sempre cercato di insegnarmela, ma non avevo mai voluto imparare». Sa anche il francese e lo spagnolo, sta imparando il russo. «Adesso mia madre è molto orgogliosa di me. Vivere in Italia è bello e mi ha cambiato completamente la vita, c'è un pò più di libertà e si sta bene. In Colombia in questo momenti ci sono molti problemi economici e sarebbe molto difficile trovare lavoro là».
Per Diego Marte significa futuro: «Andare lassù è importante perchè esplorare fa parte della natura umana. Dobbiamo cercare nuove frontiere, il futuro dell'uomo è fuori dalla Terra e potremmo essere costretti ad andare su Marte anche per ragioni di sopravvivenza». Non esclude che un giorno potrà realizzare davvero il sogno di andare nello spazio, ma per ora si accontenterebbe di superare la selezione finale per Mars 500: «è un'esperienza utile non solo per Marte, ma lo è in generale per gli esseri umani, per conoscere molti aspetti della psicologia».
A bordo vorrebbe portare musica, video e il suo libro elettronico dove sicuramente caricherà i romanzi di Gabriel Garcia Marquez, ma anche opere di autori italiani, «quelli che si studiano a scuola, come Manzoni», e soprattutto «tantissimi file scaricati da Wikipedia»: è il suo modo di portarsi dietro Internet, che considera «la più bella delle invenzioni. Sono d'accordo con chi propone di darle il Nobel». Il momento più bello dell'addestramento? «Indossare la tuta spaziale per simulare la discesa sul suolo di Marte. All'inizio non si riesce a respirare ed è difficile muoversi, ma poi sei così emozionato che non ci fai più caso».
E dopo? La ricompensa maggiore è avere fatto un'esperienza simile. Vorrei lavorare in aziende che costruiscono navette specoali o satelliti, e magari un giorno vorrei diventare astronauta. In fondo non chiede mica la luna...