Toni, un tedesco comanda l’Italia «In campo con la grinta mondiale»

Domani la Georgia. La stella del Bayern indica la strada per centrare la qualificazione agli Europei

da Firenze

Cosa chiedere al figliol prodigo se non i gol, possibilmente decisivi? Luca Toni torna in Nazionale, stavolta per giocare. Donadoni lo aveva convocato anche a settembre, in vista del doppio confronto con Francia e Ucraina. Aveva irritato Hitzfeld e indispettito Rummenigge perché Luca era alle prese con problemi muscolari e in mutua al Bayern. Poi sappiamo come era andata a finire, con Toni costretto al forfeit, così come avevano previsto in Germania, e con una figuraccia del nostro staff medico che aveva professato continuo ottimismo. Come ora per le condizioni di Iaquinta: solo che stavolta non sembrano, fortunatamente, esserci controindicazioni di sorta. A Toni l’Italia chiede quindi le reti qualificazione per l'Europeo 2008: una responsabilità che l'ex centravanti della Fiorentina accetta di caricarsi sulle spalle in un momento delicato per via di tante assenze eccellenti. «Sto bene fisicamente. Le assenze non diminuiscono la forza del nostro gruppo. C'è fiducia anche se quando vai in campo e giochi per un solo risultato non è mai semplice conseguirlo. Noi dobbiamo battere la Georgia e, solo dopo, guardare i risultati della concorrenza. Tutti noi vogliamo dimostrare che il mondiale non è stato vinto per caso». In Germania intanto questo Toni sta facendo faville. I tifosi stravedono per le sue prodezze, il Bayern vola. «Siamo partiti forte, tanto la squadra quanto il sottoscritto. Ci tenevo, sapevo che sul mio conto c'erano aspettative importanti. Devo ringraziare i compagni perché quando un attaccante va a rete con facilità il merito è di chi lo supporta alle spalle. Puntiamo in alto, al titolo della Bundesliga e alla Coppa Uefa. Confesso che la Champions ci manca, ma la riconquisteremo la prossima stagione. No, non rimpiango niente, sono contento di quello che ho fatto in Italia e di avere scelto il Bayern per sfruttare al massimo gli ultimi anni di carriera. Non è tardi per cominciare a vincere trofei importanti». Dice che gli piacerebbe bissare la scarpa d'oro: sarebbe il primo ad aggiudicarsela in due campionati differenti. E ci sottolinea differenze fondamentali, tra Italia e Germania, sul modo di vivere lo sport del pallone: «Meno pressioni, la partita tiene banco per non più di 48 ore, il rito dello stadio è vissuto da famiglie a ranghi completi, il calcio è davvero una festa alla quale i facinorosi e i violenti non vengono ammessi». Ricalatosi nella realtà italiana ci indica un'altra importante diversità: «Nella Bundesliga il blocco giocatori delle squadre è formato da giovani di nazionalità tedesca. Si cerca di valorizzare al massimo i vivai, difficilmente potrebbe verificarsi un caso-Rossi, costretto ad emigrare in Spagna per ritagliarsi un posto in squadra». Manda messaggi al ct («spero non rinnovi troppo, sono anch'io nel gruppo degli anziani, mi dispiacerebbe essere tagliato»), difende le posizioni di Del Piero («mi sembra impossibile vederlo fuori dalla Juve, con un'altra maglia addosso. Credo che a Torino debbano essergli riconoscenti») per poi virare di nuovo sull'azzurro: «La vittoria della Scozia in Francia ha sparigliato le carte. Ora si deve vivere alla giornata, fare i calcoli partita per partita. Ma c'è fiducia. Nessun problema a giocare con Iaquinta, lui può coprire più ruoli ed è forte. Non ci sono mai problemi accanto a giocatori forti». A completare il trio d'attacco è pronto Di Natale. Se Donadoni ha qualche dubbio questi riguardano centrocampo e difesa. Schierare Pirlo e De Rossi, entrambi sotto diffida, potrebbe comportare qualche rischio. Possibile allora che il giallorosso ceda la maglia ad Ambrosini. In difesa con Oddo e Grosso sulle fasce ci sono da sostituire i due centrali Cannavaro e Materazzi. In tre sono in corsa per due maglie, Barzagli, Chiellini e Panucci. I problemi muscolari accusati dal bianconero potrebbero risultare decisivi nella scelta.