Il Torino come la Lazio vuole spalmare i debiti

Chiederà al Fisco una dilazione in 5 anni dei 19 milioni che deve versare

Marcello Di Dio

da Roma

Un triangolo «pericoloso», con una società già fallita e due che rischiano di perdere la promozione in A guadagnata sul campo. Tutto ruota intorno a Luigi Gallo, imprenditore siracusano trapiantato a Genova, che forse oggi sarà interrogato dalla Procura di Torino. Con lui il Venezia è già fallito dopo essere retrocesso in C1, ma di fatto ha inguaiato il Genoa (ingaggiando Pagliara come general manager dei veneti, scoperto con 250mila euro fuori dagli uffici di Preziosi dopo la sfida tra rossoblù e lagunari, uno degli elementi chiave - secondo l’ufficio indagini della Figc - per la presunta combine) e ora anche il Torino. Il patron granata Cimminelli lo ha accusato di truffa per la falsa fideiussione presentata per ripianare parte del debito con l’Erario. Gallo avrebbe incassato un milione e settecentomila euro per procurare a Cimminelli i soldi della fideiussione, guarda caso pochi giorni dopo la disputa di Genoa-Venezia.
Le istituzioni torinesi (Comune e Provincia) sono pronte ora a fare da mediatori presso banche e altri enti - ben disposte, a fronte della probabile non responsabilità di Cimminelli nella vicenda - per trovare quella fideiussione che permetterebbe l’iscrizione al campionato. Con una condizione, fatta presente ieri ai legali del Torino da sindaco e presidente della Provincia: che l’azionista di maggioranza del club granata metta a disposizione a garanzia un bene patrimoniale. Occorrono almeno 15 milioni di euro (prima tranche del debito Irpef) da presentare entro il 12, giorno dell’ultimo appello possibile in ambito della Federcalcio con il ricorso alla Covisoc. Probabile, dunque, una bocciatura con riserva sabato prossimo e un eventuale ripescaggio in tempo utile per i calendari. Superato questo primo ostacolo, ci si affiderà alla transazione con l’Agenzia delle Entrate per spalmare in cinque anni il debito restante (circa 19 milioni). Ma ieri dall’incontro tra il sindaco Chiamparino e il presidente della Provincia Saitta, che si sono detti ottimisti sulla positiva soluzione della vicenda, è emersa anche la richiesta di avere lo stesso trattamento della Lazio: spalmatura in 23 anni dell’intero debito di 34 milioni di euro. Inoltre il comune potrebbe subentrare al Torino nelle spese per i lavori di ristrutturazione del Comunale (sede olimpica) grazie ai poteri speciali conferitigli dal governo. E ieri il procuratore aggiunto Bruno Tinti, che coordina gli accertamenti, è volato a Roma. Top secret il motivo della trasferta.
Intanto, il presidente del Perugia Alessandro Gaucci ha smentito di aver incontrato il numero uno della Figc Carraro. La situazione degli umbri è ancora più complicata di quella del Torino, visto che i grifoni sono stati già bocciati per il mancato pagamento degli stipendi al 31 marzo 2005. Ma la dirigenza umbra sta cercando di anticipare l’appuntamento dell’Agenzia delle Entrate, previsto per l’11 luglio, per concordare la rateizzazione del debito.