Il Torino ritrova la serie A in fondo a una maratona

Granata promossi nonostante la sconfitta col Perugia. Per tornare tra i grandi sono servite 42 partite più quattro di playoff e i tempi supplementari. Ma il difficile viene adesso

Alessandro Parini

da Torino

Non poteva rovinarsi la festa, il Torino di Renato Zaccarelli. Aveva convocato oltre cinquantamila persone al Delle Alpi per festeggiare la quinta promozione della sua storia dalla serie B alla serie A. Si era portato avanti con il compito vincendo 2-1 a Perugia: bastava una sconfitta con un gol di scarto per tornare a respirare l’aria della massima serie. Alla fine, dopo i tempi supplementari e soffrendo l’indicibile, Pinga e compagni hanno perso 1-0 (Mascara) ma festeggiato ugualmente il passaggio di categoria salvando probabilmente anche la società che, grazie alla ventina di milioni di euro in arrivo tra diritti tv e quant’altro, potrà così raddrizzare i conti.
La curva Maratona era il solito spettacolo di colori e di entusiasmo fin dalle 19. Striscioni in abbondanza, uno che rendeva l’idea più di tutti: «11 all’attacco, 60.000 all’arrembaggio». Cifra da paura, quella dei sessantamila: non raggiunta, alla fine, ma comunque al livello di Juve-Milan e Juve-Real Madrid. Festa grande e festa annunciata, allora, anche se il patron Cimminelli e il presidente Romero, detestati più che mai, sono stati mandati ripetutamente a quel paese. E comunque, al termine di una notte di sofferenza, il Toro si è ripreso il posto che gli spetta. Ha festeggiato il 26 giugno, data fortunata visto che l’unica altra volta in cui i granata hanno giocato una gara ufficiale risale al 1968, girone finale di Coppa Italia: Toro-Bologna 4-0 e, quattro giorni dopo, trofeo alzato al cielo grazie al 2-0 sull’Inter. Ieri è toccato a capitan De Ascentis gioire per primo, lui che ha festeggiato la terza promozione della sua carriera.
Per portare a casa la promozione, Zaccarelli si era affidato ancora una volta al 3-5-2: Pinga e Marazzina in avanti a combinare sconquassi, centrocampo solido e difesa bloccata. Semplice ma produttivo, soprattutto perchè il brasiliano era in una di quella serate da incorniciare: in nemmeno un quarto d’ora, tre palle gol granata e tutte grazie a mezze invenzioni del sudamericano. Per due volte era così Marazzina a sfiorare il gol: la terza era un tiro-cross dello stesso Pinga. Il Perugia, con Mascara che faticava a creare gioco, era tutto nella verve di Coly e Ferreira Pinto: il senegalese andava anche in gol di testa su punizione, ma era evidente il fallo precedente ben rilevato da De Santis. Gli umbri però prendevano fiducia e, sfruttando un mezzo pasticcio di Sorrentino, trovavano il vantaggio grazie a un gol in mischia di Mascara (21’): con oltre un’ora da giocare, il verdetto veniva così rimesso in discussione. In casa Toro sbarcava la paura, Peccarisi diventava inguardabile e il centrocampo pativa l’aggressività ospite. Non che il Perugia sprizzasse tecnica e gioco sopraffino, ma la mente era sgombra e ogni calcio piazzato diventava una minaccia per i pulcini granata: Stendardo sfiorava il raddoppio, Sorrentino si riscattava.
Era, questo, il momento migliore della partita. Nella ripresa, mille falli, tanta paura e poco altro: tabellino vuoto, insomma, anche se il solito Coly ci provava sempre sui calci da fermo e il Toro appariva sempre più paralizzato mano a mano che passavano i minuti: Mezzano compiva un mezzo capolavoro fermando Floro Flores lanciato a rete quando mancava meno di un quarto d’ora alla fine. Quindi, il nulla dei supplementari e il trionfo granata.

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