Torna a funzionare l’orologio ad acqua

L’orologio ad acqua del Pincio, interessante esempio ottocentesco di connubio tra arte e tecnica idraulica, riprende a funzionare dopo anni di inattività, grazie al centro Elis (Educazione lavoro istruzione sport), che ha curato il restauro del meccanismo e si occuperà anche della manutenzione. Il ripristino è stato inaugurato dal sindaco Walter Veltroni, che ha tenuto a precisare che «questo orologio ci aiuterà a scandire il tempo della nostra vita» in quello che è «uno dei luoghi più belli dell'universo». Il restauro, iniziato nel settembre 2005, è stato eseguito senza oneri per l’amministrazione comunale e conclude l’operazione di rinascita del parco di Villa Borghese. L’intervento, piuttosto complesso, è consistito nella ricostruzione delle parti mancanti e di quelle fatiscenti e nella revisione di tutto l’apparato. Le difficoltà tecniche sono state notevoli, perché non sono stati trovati i progetti originari dell’idrocronometro; inoltre i vari interventi eseguiti nel passato ne avevano alterato il funzionamento. Si è resa quindi necessaria una riprogettazione, cercando di «immaginare» l’idea originaria. L’orologio ad acqua costituisce uno degli angoli più pittoreschi della passeggiata del Pincio. Venne realizzato sul tipo di quello che aveva presentato nel 1867 all’Esposizione di Parigi dal sacerdote-scienziato Giovan Battista Embriaco (1829-1903), mentre l’architetto Gioacchino Ersoch (1815-1902) ne curò l’allestimento all’interno di una pittoresca fontana ispirandosi allo stile degli chalet alpini. Il meccanismo si basa sull’acqua che dà impulso a un pendolo e carica il movimento e le suonerie (ora non più funzionanti), riempiendo alternativamente due bacinelle. L’orologio giunse a Roma il 6 ottobre 1873 e per la sua fabbricazione ci si rivolse ai fratelli Granaglia di Torino. I quattro quadranti dell’ora erano protetti da mostre in cristallo di Francia, sagomate e colorate in modo da imitare la sezione trasversale di un albero. Anche le lancette in ottone erano sagomate in forme vegetali e il meccanismo dell’orologio era in parte nascosto dalla presenza di fiori in bronzo, quasi a ribadire l’inserimento del complesso in mezzo a una natura rigogliosa.