Torna la leggenda dell’ora Sosenka, lo manda Moser

Lo sconosciuto ceco tocca 49,700. Tutto nasce dalla sfida dell’ex campione: «Puoi farlo, provaci»

Cristiano Gatti

nostro inviato a Pau

È un progetto che Armstrong si porterà dietro, irrealizzato, nella miliardaria pensione. È un'ossessione che Moser si è portato dietro tutta la vita, ben oltre la vita sportiva, tanto da riprovarci dieci anni dopo, nel '94, come un malinconico anniversario da fissazione senile. È un'illusione che tanti campioni hanno cullato diverse volte, tentando e ritentando, senza relizzarla mai. Improvvisamente, mentre riemerge da un'epica lontana, ci accorgiamo che ormai è un semplice ricordo, settore nostalgie di gente un po' su con l'età.
Comunque, bentornato record dell'ora. Dal velodromo olimpico di Mosca rimbalza la notizia improvvisa e inattesa (e pensare che una volta il tentativo era preceduto da intere paginate sulle ansie febbrili della preparazione): Andrei Sosenka, un ceko di 29 anni, sconosciuto al mondo intero (una volta ci provavano i Coppi e i Merckx), innalza a 49,700 il limite detenuto dall'inglese Chris Boardman (49,441, Manchester, 27 ottobre 2000). Per chi ancora coltivasse curiosità sulla strana sfida, va precisato che non si tratta di un primato assoluto: quello è ancora di Boardman (56,375, Manchester, 6 settembre 1996), stabilito però con una di quelle bici-mostro abolite nel Duemila dai regolamenti, dalla storia e in fondo anche dalla logica.
I ragazzi d'oggi, oltre a chiederci chi erano i Beatles, potrebbero giustamente chiederci cos'era il record dell'ora. O cos'è, visto che comunque sopravvive nel sommerso delle discipline in via d'obsolescenza. Come rispondere: in sé, si tratta di mettersi in bicicletta e pedalare il più forte possibile per un'ora esatta. Alla fine si misura da bravi geometri quanti metri si sono percorsi. C'è un elemento di estrema semplicità, quasi un fascino infantile, nel dato finale: anziché calcolare la media come in una normale corsa, aspettando che i giudici dividano tempo e chilometraggio, qui la media è l'immediato risultato metrico, nudo e crudo. Nel caso di Sosenka, chiunque può verificare come il suo tentativo aggiunga 259 metri - orari - al limite precedente.
Come un gioco. Ma anche come un irresistibile richiamo ancestrale. Il record dell'ora fa parte della categoria umana chiamata limite: è del genere «cento metri», o «immersione in apnea», cioè di quelle sfide inutili ed estreme che ci portiamo dietro dalle nostre origini e dal nostro senso della vita. Migliorarci, andare un po' più in là, capire fino a dove. Questo record in bicicletta ha vissuto le sue brave stagioni di gloria e di continua evoluzione. Dal primo del francese Desgrange, 35,325 staccato a Parigi l'11 maggio 1893, si passa alla memorabile prova di Coppi al Vigorelli (45,798, 7 novembre 1942), poi per i Baldini, gli Anquetil e i Merckx, per arrivare alla stagione rivoluzionaria di Moser, che segna di fatto l'intero sport, grazie al felice e delicato matrimonio con la scienza. Ma è proprio imboccando questa strada, sempre più esasperata, sempre più ardita, che alla fine il record scava di fatto la sua stessa fossa: dopo aver toccato vertici al limite del bizzarro e del ridicolo, diventando quasi una nuova disciplina circense con le bici avveniristiche e strampalate degli Obree (un uomo chiamato lavatrice, apparecchio dal quale aveva prelevato alcune parti), nel Duemila la Federazione internazionale decide di dare un taglio alle stravaganze, imponendo l'uso di una bicicletta che sia soltanto bicicletta. Inevitabile: la corsa verso il muro dei sessanta viene bruscamente interrotta, rispedendo l'uomo sotto quello dei cinquanta (che come si vede, resiste ancora tenacemente). Il fascino evapora, la ricerca gira al largo. Così, paradossalmente, si torna alle origini. Il record di Sosenka è la massima espressione dell'artigianato e del romanticismo. A trasmettere il virus è il portatore sano Moser, ora fornitore di biciclette della squadra, che quest'inverno guarda il suo atleta e brutalmente lo provoca: «Tu sei uno da record. Provaci». La sfida è lanciata. L'appuntamento è per settembre, ma siccome Sosenka non viene invitato al Giro di Polonia di questi giorni, decide di andare a Mosca per il tentativo. Sabato sera arriva la bicicletta in carbonio, al primo tentativo arriva il record.
Come dice Palmiro Masciarelli, antico gregario di Moser e ora diesse di Sosenka, è un «record cotto e mangiato». Per noi, distratti da altre cose, ha il sapore particolare di una riscoperta. Come se improvvisamente ci potessimo gustare una nuova puntata di «Rischiatutto», o di «Canzonissima», o di «Rin Tin Tin». Una di quelle cose tanto belle che stranamente non usano più.