Tornano in auge le facoltà tradizionali

Meno metafisica e più pragmatismo. Tradotto in un linguaggio più pragmatico, appunto, significa avere meno la testa tra le nuvole e di più i piedi ben piantati a terra. L'università resta il miglior luogo di formazione in assoluto, ma va iniziata con ponderazione e con un occhio vigile ai dati di realtà. Le ultime tendenze rilevate dagli osservatori pubblici e privati, anche europei, sembrano mettere al bando le specializzazioni effimere e fantasiose, per tornare alla tradizione. La società è in crisi, come l'economia e anche l'università è attraversata da ripensamenti. Anche qui si torna ai «fondamentali» su tutta la linea.
Coloro che decidono di iscriversi all'università preferiscono, comunque, le facoltà scientifiche (33% delle preferenze nel 2009). Molto più indietro sono le facoltà umanistiche (16% delle immatricolazioni) e sociali (37%). I Politecnici non conoscono, invece, crisi: hanno visto aumentare in 3 anni il numero di iscritti di quasi un punto percentuale sul totale degli universitari. Chi assume cerca specialisti. Le lauree più «avvantaggiate» sono quelle in ingegneria (specie gestionale), economia, informatica e di area sanitaria (infermieri e tecnici della prevenzione). Gli umanisti, si sa, sono i più sfavoriti (secondo molti osservatori troppo teorica la preparazione dei laureati in sociologia e scienze della comunicazione), ma è anche vero che, spesso, ignorando il ventaglio di opportunità lavorative del settore - focalizzando tutto solo sull'editoria e l'insegnamento e tralasciando, ad esempio, altri ambiti come quello delle risorse umane - si tende a sottovalutare troppo, corsi di laurea altamente formativi e poliedrici.
«Occorre essere molto cauti nel valutare i dati sulle nuove tendenze nelle immatricolazioni e nei diversi indirizzi universitari - afferma Dario Casati, prorettore dell'Università Statale di Milano -: c'è una flessione fisiologica nazionale dovuta al calo demografico, in verità in totale controtendenza, a Milano, nelle nostre facoltà, ma l'università resta una grande fucina di formazione, tant'è che dopo la laurea breve, la stragrande maggioranza continua volentieri fino al quinto anno. Quando ci si iscrive, occorre subito pensare che, quando si termineranno gli studi, ciò che oggi è di tendenza, forse non lo sarà più. Bisogna essere sempre molto cauti nel valutare le tendenze e in molti casi le vere e proprie mode. Abbiamo visto tanti entusiasmi sciogliersi come neve al sole. Penso ad esempio alla facoltà di Farmacia, dove in molti si iscrissero illusi dalle liberalizzazioni del mercato. A Legge, invasa dopo l'epoca di tangentopoli. All'abbandono di Fisica, Matematica, Lettere, oggi tornate in auge».
FdM