Le tragedie dei contadini dietro al miracolo cinese

La Cina è di moda negli affari, in politica, in televisione. Si fa un gran parlare del «miracolo cinese», della crescita economica senza precedenti e dell’invasione dei prodotti cinesi nei mercati internazionali. Ma chi sa, veramente, quante Cine ci sono in Cina? Chen Guidi e Wu Chuntao, marito e moglie, sono due giornalisti cinesi che nel 2005 la rivista Time Magazine ha inserito nello speciale Asia's Herpes 2005. Entrambi provengono da famiglie contadine e sul finire del 2003 hanno pubblicato un libro-inchiesta sulla vita dei contadini cinesi che, appena uscito, fu censurato dalle autorità (ossia dal Partito comunista, anzi dal Partito) e nonostante la censura ha venduto clandestinamente più di otto milioni di copie. Cosa raccontano i due coraggiosi giornalisti cinesi che ormai da due anni conducono una vita da vigilati speciali? L’altra Cina. Quella che non fa notizia, quella non fa parte del «miracolo». In Cina ci sono 1,3 miliardi di abitanti e di questi oltre 900 milioni sono contadini che vivono nella più totale condizione di povertà e sfruttamento. Ma è da questa marea umana che dipende il futuro del cosiddetto «miracolo cinese». Il libro di Chen e Wu è ora stato pubblicato in Italia dalla Marsilio con il titolo Può la barca affondare l’acqua? Ci si può fare così un’idea un po’ più veritiera del grande drago. Alcune cifre fanno capire meglio di molte parole: «La nostra popolazione attuale s’aggira attorno a 1,3 miliardi, tra cui si contano 900 milioni di abitanti delle aree rurali, 500 milioni di questi sono in età da lavoro, eppure l’agricoltura avrebbe bisogno appena di 100 milioni di addetti. Dove dovrebbero andare a finire, allora, gli altri 300 o 400 milioni? L’unica speranza per una vera modernizzazione della Cina è un movimento migratorio dalla campagna alla città». E, infatti, in Cina si emigra, ma il termine «emigrazione» non rende bene il senso delle proporzioni degli spostamenti che sono dei veri e propri esodi. Ogni anno si trasferiscono dalle campagne alle città dai 13 ai 20 milioni di contadini. Giustamente Federico Rampini, che firma la prefazione al libro, dice nella storia umana questo spostamento di massa non ha precedenti. La vita dei contadini in campagna è inumana, nelle città peggiora. Non sono considerati residenti urbani, non hanno diritto all’assistenza sanitaria, né alle scuole per i figli, sono sottopagati, ricattati, sfruttati, ghettizzati. I contadini cinesi sono dei senza-patria.
La situazione è esplosiva e periodicamente esplode. Può la barca affondare l’acqua? racconta le ribellioni che regolarmente sono soffocate nel sangue delle stragi. I contadini sono semplicemente «esseri inferiori». Nel Partito si «discute» se dare o no la terra ai contadini che non hanno il diritto di possederla e venderla. I neomarxisti sono intransigenti: niente proprietà privata. I contadini sono schiavi. La Cina è anche questo. Soprattutto.
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