Traguardo in vista. E a Obama saltano i nervi

Il candidato democratico litiga con i fotografi e lascia a terra dei
giornalisti vicini a McCain che avevano sempre seguito la sua campagna
a bordo del suo aereo. Per i suoi avversari ha paura. Forse solo di
vincere. Se i sondaggi non mentono, a questo punto deve temere solo qualche &quot;tiro&quot; sporco.<a href="/a.pic1?ID=302984" target="_blank"><strong> Indecisi e Borse in ripresa: così McCain va alla riscossa</strong></a>

nostro inviato a Greenwich (Connecticut)

Forse Barack Obama ora ha paura di vincere. I sondaggi lo danno in testa in tutti gli Stati che contano, la stampa lo appoggia, ha le casse piene. Perché allora si innervosisce? L'America lo guarda e non capisce: l'ultimo sforzo della campagna elettorale è una maratona che lo porta a girare sette Stati in tre giorni. Stanco? Forse sì. Oppure c'è dell'altro, perché qualcosa è cambiato nelle ultime ore. Obama è più tirato, meno rilassato, più in difficoltà. Sembra nervoso: ha sempre saputo che bisognava lottare fino all'ultimo secondo e ora che resta comunque il favorito alla vittoria pare avere la sindrome del braccino, quella strana paura che ti blocca quando senti che puoi farcela. È così che lo vede oggi l'America, dopo che per la prima volta in un anno e mezzo ha perso la pazienza con i giornalisti. È successo venerdì sera a Chicago, dove il candidato democratico è passato di ritorno dall'Iowa per trascorrere qualche ora con le figlie nella giornata di Halloween: è arrivato a casa, ha preso per mano la piccola Sasha ed è uscito. Sapeva ci sarebbero state le tv ad aspettarlo. C'erano. Obama è andato verso di loro accettando gli scatti. Dopodiché ha chiesto una tregua e i fotografi, molti dei quali lo avevano appena accompagnato dall'aeroporto a casa, hanno abbassato gli obiettivi. Ma non tutti. «Coraggio ragazzi, basta così. Le foto le avete fatte, adesso lasciateci soli». Il cameramen di una tv polacca lo ha continuato a seguire. A quel punto Obama, che insieme a Sasha aveva cominciato a correre per scappare dai media, si è voltato verso di lui visibilmente irritato e gli ha chiesto a brutto muso di smetterla.
È la prima volta che accade. L'America ora si chiede: voleva solo proteggere un po' di privacy o è nervoso? I commenti si sprecano, le illazioni anche. Perché il candidato che ha fatto delle immagini e della comunicazione il suo punto forte, a tre giorni dal voto reagisce così? C'è chi comprende il padre e chi non comprende il candidato. C'è che comunque qui cominciano a raccontare il nervosismo da pre-voto. Lo stesso che avrebbe contagiato il suo staff e che sarebbe all'origine della decisione di lasciare a terra i giornalisti di testate pro-McCain che fino a due giorni fa seguivano Obama in tutti i suoi spostamenti.
La scelta ha scatenato polemiche. «Obama ha paura», scrivono i blog conservatori. Di che cosa, però? Della possibile rimonta di McCain o della possibilità di vincere davvero? Il suo stratega, David Axelrod, ripete da mesi che i sondaggi non vogliono dire niente, che tante volte le indicazioni prima del voto hanno tradito. Obama comincia ad avere fretta. Per questo ha deciso di rilasciare un'intervista esclusiva alla Cnn in cui non lo dice, ma anticipa i tempi, cerca di parlare già da presidente. Racconta le sue priorità in una specie di programma dei primi cento giorni un po' anticipato: «Stabilizzazione del sistema finanziario», «avvio di un progetto per l'indipendenza energetica», «riforma sanitaria che garantisca l'assistenza per tutti gli americani», «riforma del sistema fiscale con tagli per tutto il ceto medio», «riforma del sistema scolastico, per garantire un miglior livello di istruzione per tutti».
Ma perché un'intervista e non un comizio? Anche questo fa parte della sindrome da braccino. Obama ha voluto parlare alla platea più vasta possibile per ripetere un concetto che lo sta ossessionando nelle ultime ore: «State attenti perché in questi ultimi giorni ci dobbiamo aspettare una campagna sporca. Metteranno in campo i soliti giochi di sempre. Ma è proprio per questo che dobbiamo crederci fino in fondo. Andate e votate. E ognuno di voi porti cinque amici con sé. Questo è il nostro tempo, questa volta non ce la faranno a fermarci con i soliti giochi». Non è ancora successo, ma lui lo dice ogni giorno. Per esorcizzare quella strana paura che prende uno in vista del traguardo.
GDB