TRAMEDAUTORE 2006 L’Europa dell’Est va in scena

Nel calendario drammi russi romeni e ungheresi ma anche autori italiani

Valentina Fontana

Sei edizioni, sette Paesi, ventidue testi, ventisette autori, tre teatri, ventidue registi, settantacinque tra operatori e tecnici. Senza smentirsi, la rassegna Tramedautore 2006 parte per la sua dodici giorni culturale tra performance e mise en espace confermandosi un interessante appuntamento di sviluppo e confronto del teatro contemporaneo.
Con uno sguardo sempre attento alla drammaturgia italiana, la sesta edizione del festival internazionale della nuova drammaturgia - dal 13 al 24 settembre tra il Piccolo Teatro (sala Grassi), l'Out Off e l'Arsenale - entra nell'universo dei Paesi dell'Est sviluppando un vitale confronto fra linguaggi, storie, aspirazioni, sodalizi fra autori, attori e registi per un rinnovamento della scrittura teatrale. Nella convinzione che la contemporaneità costituisca la chiave di volta per un dialogo più stimolante con lo spettatore.
E proprio perché «l'arte per la sua natura, - dice Angela Lucrezia Cavicchio, presidente di Outis - attraverso il veicolo delle emozioni, può farci cogliere il senso più profondo delle evoluzioni storiche, sociali, esistenziali della condizione umana», una nuova generazione di drammaturghi dei Paesi dell'Est Europa per la prima volta tradotti in italiano porta così in scena gli eventi storici, le esperienze vissute, gli spunti ironici e i cambiamenti profondi della Russia, della Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria.
«Si raccontano piccole storie presenti - continua Roberta Arcelloni - spesso attraversate da una vena surreale e umoristica, in cui la violenza anche quella esterna che porta alla morte è ordinaria, scatenata da ragioni banali». Lo si vede nella singolare pièce che inaugura la rassegna al Grassi, Recitare la vittima dei fratelli Presnjakov, dove il bizzarro Valja interpreta il ruolo del cadavere della scena dei delitti allestita dalla polizia o in Ossigeno del giovane Ivan Vyrypaev, o ancora ne L'Angelo elettrico del rumeno Radu Macrinici, segnata dal suicidio collettivo di una gioventù bruciata, senza prospettive, delusa, in un Paese confuso e disgregato.
Dalla Slovacchia la traduttrice e autrice Eva Maliti Franova con Il Sogno del visionario chiude la trilogia sulla storia del Paese, mentre l'apprezzato autore polacco Michael Walczak si presenta con Viaggio all'interno di una stanza, lucido studio sulla paranoia di un ragazzo che prova a costruirsi una vita da adulto senza alcun risultato.
«Tutte vicende - sottolinea ancora l'Arcelloni - molto diverse fra loro ma in cui non ci sono aperture sul fuori, sulla storia, su un qualsiasi orizzonte altro, con una sola eccezione per Quartetto di Gyorgy Spirò, l'unico fra gli autori scelti appartenente alla generazione del dopoguerra e non a caso il solo fortemente politicizzato».