Dal tramonto all'alba Le avventure di Dickens

Ecco la prima storia pubblicata dall'inglese: un viaggio notturno per le strade di Londra

Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo un capitolo de Il grande romanzo di Londra (Mattioli 1885, in libreria dal 1° ottobre) di Charles Dickens. Il libro raccoglie le prime prove del grande scrittore inglese, uscite sotto pseudonimo sui giornali. Dickens stesso decise di rivederle e raccogliere in antologia nel 1836.

Le strade. Mattina.

L'aspetto che, in un mattino d'estate, mostrano le strade di Londra un'ora prima dell'alba, sorprende molto anche i pochi costretti ad avere molta familiarità con quella scena, a causa della sfortunata ricerca del piacere o della quasi altrettanto sfortunata ricerca di un guadagno. C'è un'aria di gelo, di solitaria desolazione per le strade silenziose che, in altre ore del giorno, siamo abituati a vedere pullulanti di una folla di gente indaffarata e impaziente; e fa ancora più impressione vedere vuoti e silenziosi quegli edifici che, invece, durante tutto il giorno brulicano di una vita incessante e frenetica.

L'ultimo ubriaco, in cerca della strada di casa prima dell'alba, ha barcollato a lungo, vociando a più non posso il ritornello della canzonaccia della notte precedente; l'ultimo vagabondo senza tetto, che la miseria e la polizia hanno abbandonato sulle strade, si è rannicchiato, tutto infreddolito, in qualche angoletto riparato sul selciato, per sognare qualcosa da mangiare e un po' di calore. Gli ubriachi, i dissoluti e gli sventurati sono scomparsi; la parte più equilibrata e ordinata della popolazione non si è ancora risvegliata alle fatiche del giorno, e lungo le strade regna la quiete della morte; sembra che abbia imposto loro il suo stesso aspetto, fredde e senza vita come appaiono nella grigia e cupa luce dell'alba. I parcheggi riservati alle vetture di piazza lungo le arterie più grandi sono deserti: i ritrovi notturni ormai sono chiusi; e le passeggiate preferite della sofferenza dissoluta e licenziosa sono vuote. Occasionalmente, fermo a qualche angolo di strada, si può vedere soltanto un poliziotto, che getta uno sguardo svogliato sull'orizzonte deserto davanti a lui; e di tanto in tanto un gatto dall'aspetto magro magro attraversa quasi furtivamente la strada e si guarda attorno con molta prudenza e l'aria sorniona... prima salta sul barile dell'acqua, poi dentro i bidoni dei rifiuti, e poi balza di nuovo sul selciato... come se fosse cosciente che la sua salvezza dipende dal coraggio mostrato la notte precedente nel sottrarsi allo sguardo della gente.

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Trascorre un'ora; le guglie delle chiese e i tetti dei principali edifici iniziano a tingersi della luce del sole che sta appena nascendo; e le strade, pian piano, in modo quasi impercettibile, tornano piene di trambusto e di animazione. I carretti dei mercati si trascinano lentamente: i carrettieri ancora mezzo addormentati incitano con impazienza i cavalli stanchi, o cercano inutilmente di svegliare il ragazzo, che, sdraiato beatamente in cima ai cesti della frutta, si è dimenticato, in un oblio felice, la curiosità così a lungo accarezzata di poter finalmente ammirare le meraviglie di Londra.

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Il mercato del Covent Garden, e le vie che vi conducono, sono affollate da carri di tutti i tipi, dimensioni e aspetti, dal pesante furgone per il trasporto delle merci, con i suoi quattro cavalli robusti, al tintinnante carrettino del venditore ambulante, con il suo smunto asinello. Il selciato è già cosparso di foglie guaste di cavolo, balle di fieno disfatte, e tutta l'indescrivibile confusione e sudiciume di un mercato ortofrutticolo; uomini che gridano, carri che arretrano, cavalli che nitriscono, ragazzi che si azzuffano, portatrici di ceste che chiacchierano, grassi pasticcieri che si vantano della bontà straordinaria delle loro torte, e asini che ragliano. Questi e cento altri suoni formano una miscela alquanto stridente per le orecchie di un londinese, e notevolmente sgradevole per quelle dei gentiluomini di campagna che, per la prima volta, stanno dormicchiando ai bagni turchi. Ormai i negozi sono spalancati, e gli apprendisti e i negozianti sono indaffarati a pulire e a mettere in ghingheri le vetrine per la giornata che li attende. Le botteghe dei fornai della città sono piene di domestici e di bambini che attendono di ritirare la prima consegna di panini - un'operazione che, in periferia, è già stata eseguita un'ora fa, perché la mattiniera popolazione degli impiegati di Somers e Camden Town, di Islington, e Pentonville, già sta riversandosi rapidamente nella City, o si dirige camminando veloce verso Chancery Lane e le Inns of Court. Uomini di mezz'età, i cui salari non aumentano con l'aumentare delle loro famiglie, arrancano sempre insieme, apparentemente senza avere nient'altro nella testa tranne l'ufficio contabilità; s'incontrano o si superano l'un l'altro, e si conoscono quasi tutti di vista, perché, negli ultimi vent'anni, si sono incontrati ogni mattina (tranne la domenica), ma non si rivolgono mai una parola. Se capita che superino qualcuno che conoscono personalmente, si scambiano appena un saluto frettoloso, e continuano a camminare, fianco a fianco, o uno davanti e l'altro dietro, ciascuno secondo il proprio passo. Quanto poi a fermarsi e a stringersi la mano o, addirittura, stringere il braccio dell'amico, si ha quasi l'impressione che pensino che una cosa del genere non sia compresa nel loro salario, e dunque non hanno il diritto di farlo.