In trappola 10mila occidentali Già fuggiti via terra 25mila libici

La situazione peggiora di ora in ora. Aeroporti inagibili. L'unico aperto è a Tripoli, ma sembra un "ospedale da campo". Oltre 10mila europei sono intrappolati in Libia. L’armatore francese CMA-CGM denuncia la chiusura di tutti i porti e i terminal. E' il caos. Ora si muove Bruxelles: l'Unione europea coordinerà l'evacuazione. L'Italia ha inviato
due navi militari. Nella notte dalle frontiere con Egitto e Tunisia fuggite oltre 25mila persone

Tripoli - Diecimila cittadini europei intrappolati in Libia. Sebbene l’Unione europea si sia mobilitata per evacuarli quanto prima, la situazione peggiora di ora in ora. Si trova a Tripoli l'unico aeroporto aperto, ma la struttura non garantisce la partenza di tutti i voli. Non solo. L’armatore francese CMA-CGM fa poi sapere che tutti i porti e i terminal sono stati chiusi temporaneamente. Ora sarà la Commissione europea a farsi carico di coordinare l'evacuazione degli europei che si trovano ancora in Libia. Mentre i maghrebini scappano a piedi dalle frontiere con Egitto e Tunisia: sono già oltre 25mila quelli fuggiti nella notte.

Gli europei intrappolati in Libia E' una corsa contro il tempo per riportare al di qua del Mediterraneo i cittadini europei. Si è attivata pure l'Unione europea dal momento che non si può fare affidamento sui mezzi di trasporto locali. Il portavoce della Commissione ha specificato che per il coordinamento dei mezzi aerei e navali messi a disposizione dagli Stati membri è stato attivato il Monitoring information center. Il Mic è una struttura che normalmente viene utilizzata per emergenze di carattere umanitario. Secondo testimonianze concordanti, fra cui quella del vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, la situazione nel centro di Tripoli è abbastanza tranquilla, mentre scontri sarebbero in corso in periferie. A Bengasi, il capoluogo della Cirenaica, le linee telefoniche e il servizio internet è interrotto, secondo un inviato del britannico Guardian. Proprio per questo risulta sempre più ardua l'evacuazione degli europei.

La fuga via mare Le vie di fuga sono sempre meno. La maggior parte degli aeroporti è del tutto inagibile, quello di Tripoli sembra più un "ospedale da campo". I più preferiscono "avventurarsi" per mare. Gli americani hanno già inviato due catamarani per portar via i loro concittadini da Tripoli. L’Italia ha, invece, evacuato dalla capitale tutti gli italiani che volevano andarsene e ha inviato due navi militari verso il paese nordafricano. "Tripoli si sta svuotando dei cittadini stranieri, a partire dalle famiglie dei lavoratori europei - spiega monsignor Martinelli - buona parte degli europei è già partita. Resteranno i filippini, in particolare le infermiere filippine, e gli africani clandestini, che sono quelli che hanno più necessità di assistenza". Nel frattempo l’Eni ha chiuso il gasdotto verso l’Italia per motivi di sicurezza, ma assicura che può trovare gas su altri mercati e che non ci saranno problemi nelle forniture. Anche la francese Total ha cominciato a sospendere una parte della sua produzione.

La fuga via terra verso Egitto e Tunisia Circa 20mila persone hanno lasciato nella notte la Libia attraverso il valico di Sallum con l’Egitto. Lo riferisce al Jazeera citando un suo inviato al confine che ha parlato con fonti militari egiziane. La frontiera, perlomeno sul lato egiziano, è sotto il controllo dell’esercito del Cairo, secondo le fonti. Sembra che i soldati lascino passare solo forniture mediche. Per quanto riguarda il confine occidentale della Libia, l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) afferma che migliaia di stranieri - libanesi, turchi, siriani e tedeschi - si sono uniti ai tunisini e passano in Tunisia per tentare di tornare nei loro paesi da lì. Sono 5.600 le persone che dalla Libia hanno trovato rifugio in Tunisia attraversando via terra il confine. La Mezzaluna rossa tunisina ha lanciato l’allarme per una possibile crisi umanitaria nella zona di confine tra i due paesi in vista di un imminente esodo di libici verso la Tunisia.

Non creare allarmismi Nonostante la situzione stia precipitando, l’Unhcr invita a non creare inutili allarmismi. In realtà il vero problema non è solo quello di riuscire a far rimpatriare gli europei ma di contenere l'edodo di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo. Non si tratta solo di libici. L'Unhcr segnala infatti che si stanno muovendo anche somali ed eritrei: gli africani di altri paesi che si trovano in Libia "sono diventati un capro espiatorio, sia per Gheddafi, che parla di rivolta fomentata dagli 'stranieri', sia per gli oppositori del regime, che parlano di squadre di mercenari stranieri di pelle scura". Nella sede di Tripoli dell’Unhcr sono registrati in questo momento oltre 11mila rifugiati e richiedenti asilo. Ma il numero è di gran lunga superiore. E tutte queste persone premono per entrare in Europa.