Dal trasporto super sorvegliato alla collocazione nella teca blindata

«La principessa Odescalchi ci chiama tutte le mattine ed è molto soddisfatta». A rivelare il particolare è Cinzia Manfredini, direttrice dell’Aleart Progetti d’Immagine, società che produce l’esposizione «Caravaggio a Milano-La conversione di Saulo». E non potrebbe essere altrimenti, dato che una media di 5mila persone al giorno fa la fila per ammirare il dipinto su tavola eseguito dal Merisi nel 1601.
«Un pubblico molto eterogeneo - continua la Manfredini - che può anche porre domande ad alcuni esperti». L’opera è tornata per la seconda volta a Milano dopo la prima esposizione avvenuta nel 1951, anno in cui lo storico dell’arte Roberto Longhi riconobbe al Merisi la paternità della tavola. La possibilità per i milanesi di ammirarlo assume oggi un valore ancora maggiore dato che di recente è stato scoperto l’atto che attesta la nascita del Caravaggio a Milano. Una certificazione che compare su un codice che la Curia ha acconsentito esporre accanto al dipinto alla conversione di San Paolo. Figura cui la Chiesa ha dedicato l’anno in corso. «In verità - rivela la manager di Aleart - quando abbiamo ideato l’esposizione non sapevamo ancora che il 2008 sarebbe stato l’Anno Paolino. La coincidenza ci è parsa quasi magica». L’aria di magia che circonda l’evento è il risultato anche di un grande lavoro di squadra che si è arricchito in parte anche in modo spontaneo. Un ruolo fondamentale è quello di Eni, partner dell’iniziativa, che non si è limitata a finanziare il progetto ma si è attivata anche con iniziative autonome come la predisposizione di totem multimediali (tramite i quali il pubblico può partecipare a un quiz che mette in palio 240 cataloghi) e la realizzazione di ulteriori materiali divulgativi. Anche gli aspetti logistici, di sicurezza e tecnologici sono stati curati secondo i crismi richiesti da un oggetto di valore inestimabile. Il dipinto ha viaggiato da Roma a Milano in una speciale cassa ignifuga e a struttura doppia per proteggere la tavola e la superficie dipinta da urti e vibrazioni. La società specializzata Arteria ha utilizzato due camion, in modo che non si potesse sapere su quale l’opera stesse viaggiano. In più è stata prevista una scorta armata. Il capolavoro, assicurato presso i Lloyd per 60 milioni, è ora al sicuro a Palazzo Marino, edificio presidiato giorno e notte. La tavola è contenuta in una teca di vetro antisfondamento e antiriflesso realizzata dal Laboratorio Museotecnico Goppion. Dal peso di circa una tonnellata, è trasparente sul fronte e sul retro, ed è spessa solo quei trenta centimetri circa necessari per la tecnologia che permette di mantenere stabile il microclima in cui l’opera è abituata a stare a Palazzo Odescalchi. Un ruolo molto importante per la fruizione dell’opera, infine, sono anche la luce studiata dal light designer Giuseppe Mestrangelo e le musiche curate da Luca Berni. Grazie a questi accorgimenti, il pubblico può stabilire un rapporto d’intimità con il capolavoro, cogliendone il valore artistico e quello spirituale.