Tre cantieri «dimenticati» nel cuore del Ghetto

Portico d’Ottavia, Casino dei Vallati, la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. Sono tre - e a pochi metri di distanza l’uno dagli altri - i cantieri «dimenticati» nel cuore del ghetto. L’intervento di minore durata sarebbe dovuto essere quello per il monitoraggio e la messa in sicurezza del Portico d’Ottavia.
Iniziati il 4 agosto 2005, i lavori dovevano durare 180 giorni, concludendosi, quindi, lo scorso mese di febbraio. L’area, però, è ancora un cantiere con tanto di transenne, segnalazioni e capanno per custodire attrezzature e materiali. Secondo quanto riportato sui pannelli, attualmente sarebbero in corso la mappatura dello stato di degrado dei componenti e il monitoraggio dell’assetto del monumento nella sua interezza, analizzato nel tempo, grazie a misurazioni clino-deformometriche per rivelare microspostamenti o movimenti dei blocchi, che potrebbero mettere a rischio la staticità della costruzione. Sotto esame anche l’efficienza dei precedenti restauri, realizzati negli anni Sessanta del Novecento.
Costruito su una struttura preesistente, eretta nel 146 avanti Cristo, da Cecilio Metello Macedonico, il Portico fu realizzato tra il 33 e il 23 avanti Cristo dall’imperatore Augusto, che lo dedicò alla sorella Ottavia. Danneggiato dal fuoco nell’80 dopo Cristo fu restaurato da Domiziano, per poi essere ricostruito nel 203, a seguito di un altro incendio avvenuto nel 191, da Settimio Severo e Caracalla. Il «recupero storico» della costruzione, promesso dal Comune già nel 2002 al termine di una prima tranche di lavori, sembra essere stato dimenticato. Non solo. La dimenticanza si sarebbe estesa a altri due monumenti della zona. Nel medioevo, sulle rovine romane, furono costruiti un grande mercato del pesce - celebrato, nei secoli, in numerosi dipinti e incisioni di grandi artisti - e la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, dall’ottobre 2004 oggetto di un lungo intervento di restauro, finanziato dalla Regione Lazio, che prosegue, malgrado il termine fosse fissato al 13 gennaio 2006. Fondata nel 755 e dedicata a San Paolo Apostolo, nell’806, dopo il miracolo dell’apparizione di San Michele sul monte Gargano, la chiesa fu intitolata da Bonifacio II all’Arcangelo. Il campanile, della fine del 1200, fu ricostruito nei restauri del 1870. È ancora in uso, però, la campana originale, sulla quale un’iscrizione del 1291 riporta la frase «patriae liberatione»: qui, al suo rintocco - un vero e proprio «allarme» - si riunivano i cittadini. Qui, infatti, Cola di Rienzo radunò nel 1347 i suoi seguaci per dare inizio alla rivolta antinobiliare, e da qui, il giorno di Pentecoste, dopo aver fatto recitare trenta messe, marciò in corteo verso il Campidoglio, per diventare, solo per pochi mesi, «tribunus et liberator» della città. Sempre qui, ogni sabato, dalla fine del Cinquecento al XVIII secolo, gli ebrei furono costretti a seguire la predica di gesuiti impegnati nel tentativo di convertirli. Meta di numerosi turisti, la chiesa, circondata da impalcature, non è visitabile. L’alta recinzione del cantiere nasconde anche la lapide in volgare, menzionata in più guide turistiche, che, data la vicinanza del mercato ittico, ricorda l’obbligo di consegnare ai Conservatori le teste dei pesci lunghe cinque palmi o più. Una norma «golosa»: le teste erano ingrediente indispensabile per ottenere una buona zuppa di pesce, averle era un privilegio tutelato da rigide sanzioni. Ultimo dei cantieri ritardatari, quello per consolidamento, restauro e messa a norma della vicina Casina dei Vallati - edificio trecentesco con interventi del ’500 - che avviato dal Comune nel marzo 2005 e destinato a durare un anno, è, invece, ancora in corso.