Treviso schianta una piccola Milano

Semifinale playoff: primo tempo alla pari. Poi la Benetton difende duro, l’Armani si ferma e Garnett non sbaglia un tiro. Singleton in blackout. Venerdì gara 2 al Forum

Oscar Eleni

da Treviso

Nell’acquario sul Sile i vetri deformanti fanno vedere balene invece di tonni, ma appena Ettore Messina tira un colpo di martello su quelle lenti fasulle la prima partita di queste semifinali scopre due realtà diverse: la Benetton morsica Milano, fa malissimo e s’ingoia Giona Lardo nel terzo tempo, quello del mortificante 33-8, quello dove l’Armani ha segnato il 18% dei tiri, sommersa a rimbalzo e nella caccia ai palloni vaganti. Quando Gino Natali, dopo due tempi in cui ci domandavamo tutti se Treviso stava per conoscere la dimensione della paura, dopo quella della sfortuna, era pronto per mandare un messaggino tonificante ad Adriano Galliani, impegnato nel pranzo di vigilia Champion ad Istanbul, è scoppiato l’acquario. L’obiettivo appeso dietro al canestro dal prode Ciamillo faceva vedere cose che all’Armani non apparivano quasi più reali. Disastro della linea americana, senza mai trovare Singleton, perdendo per strada prima Blair e poi Dante Calabria trattato davvero male dai tifosi che aveva abbandonato nel 2002 parlando di problemi esistenziali. Con la crisi nel serbatoio grande, con Djordjevic che dopo essere partito bene è arrivato sfinito a litigare con Messina, con Gigena ritrovato soltanto dopo il diluvio, l’acqua è andata per i campi verdi e i pesciolini Armani hanno cominciato a dibattersi, senza ossigeno, senza armi difensive per arginare il 62% al tiro di una Benetton dove Marlon Garnett è stato l’uomo delle tasse, 7 su 10 al tiro, 24 punti. Lui che non tanto tempo fa fu fermato sulla porta del Palalido per infortunio ha lavorato ai fianchi Gigena, non ha sentito le pinze di Coldebella, ha fatto diventare foglietti di carta i piani difensivi dell’Olimpia. Quando dietro a Garnett e al primo Bargnani bellissimo e implacabile, sono andati anche tutti gli altri, cominciando da Siskaukas, continuando con un Goree che non deve proprio star bene anche se poi ha preso 8 rimbalzi, per finire a Soragna che ha dovuto sopportare tutto il peso delle insoddisfazioni di Messina, muro del pianto ben solido, allora abbiamo rivisto anche la razza elettrica Massimo Bulleri che nel suo rosario di maledizioni toscane ha riscoperto la rabbia difensiva, il paso doble per sganciarsi dai nemici, la testa per guidare l’attacco nel momento in cui gli avversari avevano perduto tutta la loro baldanza.
Nei play off, dicono tutti, perdere di poco o tanto non è importante, conta la testa che ti ritrovi alla fine della visita. La Benetton che non può permettersi nessun regalo, non può accettare che Bluthenthal vada nel deserto dopo due minuti e non torni più, non può lasciare Marconato senza l’energia di Beard. Pensieri che potranno occupare Messina fino alla rivincita di sabato. Per Lardo un problema più complesso perché dopo aver pregato in ginocchio la sua squadra di flagellarsi, tenere il saio dell’umiltà, ha scoperto che la fatica mentale per reggere i primi due tempi ha bruciato la benzina, ha mandato in corto il nucleo forte e non può certo accontentarsi della reazione finale con Cavaliero e Gigena per tornare a pensare positivo. Brutta botta, ma niente d’irreparabile se i 10.000 di Milano faranno più dei 4000 scarsi di Treviso dove si sono abituati così bene da non dare peso, in giornata lavorativa, ad una semifinale, ma per fortuna la squadra non ha ragionato come i tifosi e ha dato a Milano il giusto credito prima di rompere l’acquario.

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