TRIENNALE Viaggio nella «città visibile»

A fine maggio apre anche la «galleria» di Ivan Leonidov: il suo mondo è legato alla Rivoluzione d’ottobre

Uno dei romanzi più famosi ed enigmatici di Italo Calvino si chiamava Le città invisibili. Rovesciandone il titolo e in qualche modo portando in superficie ciò che lì rimaneva nascosto, ovvero il cuore delle metropoli, la Triennale di Milano inaugura la IV edizione della «Festa dell’architettura» e sceglie come sottotitolo «Le città visibili». Una lunga kermesse che durerà fino al 16 settembre e che comprende due mostre, convegni, proiezioni di film, tour architettonici e incontri: conclude il percorso un teatro che nel periodo delle attività delle mostre accoglierà un fitto programma di dibattiti e lezioni legati agli scenari del cambiamento urbano e architettonico. Tra gli eventi interessanti: Francesco Dal Co e Fulvio Irace il 16 maggio introdurranno la conferenza di Luis Mansilla e Emilio Tunon vincitori del Premio Mies van der Rohe 2007 in occasione della monografia di Patricia Molins «Mansila + Tunon Arquitectos dal 1992» edito da Electa. Davide Rampello, presidente della Triennale, e Gino Agnese, presidente della Quadriennale ripresenteranno «La grande Quadriennale 1935. La nuova arte italiana», un volume di Elena Pontiggia e Carlo Carli, sempre edito da Electa; un’occasione per conversare sul tema «La politica dell’arte negli anni Trenta in Italia», «un tema - spiega Rampello - necessario perché i giovani conoscano la cultura del nostro Paese. Occasione migliore di ribadirlo in questa grande festa insieme a “Verso una città sostenibile. L’esperienza cinese di Huai Rou”, il volume di Mario Occhiuto, ancora Electa edizioni». Ma il fiore all’occhiello della kermesse è la mostra di «Renzo Piano Building Workshop» ispirata alla sopracitata opera di Calvino, uno degli autori che più ha influenzato l’architetto.
La lettura dei progetti di Piano viene vista come un tentativo di rilanciare la tradizione umanistica della città europea ridiscutendone i principi. Dal Beaubourg e Lingotto alla Cité Internazionale di Lione, al porto di Genova fino alla berlinese Postsdamerplatz, si capisce come la trasformazione del vecchio modello di città industriale diventi informazione e cultura. Gli esperimenti sulle «brown areas» milanesi e di Sesto San Giovanni, Parigi, Harlem, New York, solo per citarne alcuni, mostrano il passaggio, contrariamente, dalla città della produzione a quella degli scambi. La sua idea è quella di spazi multifunzionali simbolo dell’irrequietezza della contemporaneità esaltandone complessità, trasparenza e permeabilità. Il grattacielo del New York Times e la London Bridge Tower ridefiniscono il rapporto tra pubblico e privato; si aggiungono spazi verdi. Non è un caso che il tema della Festa dell’Architettura, come dice il suo curatore Fulvio Irace, «vuole richiamare l’attenzione sulla responsabilità dell’architetto perché il progettare non deve essere solo una forma artistica ma deve avere una valenza speciale». Un tema approfondito nella mostra «ViviMi» che racconta il cambiamento, immagini e scenari di Milano e dei 188 comuni dell’area e della Brianza. Il tutto accompagnato da un catalogo Electa. Importante anche l’esposizione di «Ivan Leonidov». Le mostre iniziano nello stesso giorno e chiudono a luglio. L’idea di fondo è «Il Teatro di Città di città» avviato dalla Provincia di Milano due anni fa per ottenere una migliore abitabilità, servizi, istituzioni. (www.triennale.it).