Trionfo a Jerez Rossi, la pipì e il remake della toilette

Ci sono campioni che celebrano le proprie vittorie e ci sono campioni, e sono pochi, che celebrano il modo in cui hanno festeggiato le loro vittorie. Succede quando i trionfi sono troppi per ricordarli, quando sfiorano e fanno il solletico al numero magico dello sport, 100; succede quando si calcano i campi o si corre in pista da una vita e diventa così difficile ricordare tutto, persino i momenti felici. Sabato sera, Valentino Rossi chiacchierava del più e del meno con gli amici di sempre, quegli adolescenti diventati trentenni al seguito del compagno che cresceva e vinceva, quando ad un tratto si è domandato e ha domandato: «Ma sono già passati dieci anni da quella volta che qui ho festeggiato fermandomi a fare pipì in un bagno lungo la pista?».
Sì, dieci anni. Perché è questo che troppo spesso si dimentica di Valentino Rossi. Il suo viso da eterno ragazzo sgambetta facile le riflessioni sul tempo che corre veloce quanto lui. Valentino impenna sulle piste del mondo da quattordici anni, ha iniziato a vincere e stupire nel secolo scorso e ancora lo fa con la stessa grazia, la stessa forza, lo stesso entusiasmo. Quattordici anni a prendere rischi, quattordici anni a trecento all’ora non hanno lo stesso peso di un uguale tempo trascorso a giocare a calcio o a pedalare. Perché se in certi sport si logora la testa ma soprattutto il fisico, nel motomondo a logorarsi è un delicatissimo equilibrio tra talento, forza, allenamento, incoscienza, percezione della paura e del rischio, un equilibrio che mese dopo mese subisce gli scossoni della vita. Obiettare che Schumacher ha corso in F1 per quindici anni è facile, come è facile ribattere che, sì, in F1 c’è una miscela simile a quella del motomondo, ma la percezione del rischio e della paura e del corpo che viene sbattuto a ogni curva quando l’asfalto quasi accarezza le guance tanto è vicino, ecco, quella non c’è.
Valentino e quattordici anni da vincente, Valentino dieci anni dopo quel primo show del pit stop in toilette, perché la vittoria di ieri è la numero 98, perché com’è difficile ricordare tutti i 97 momenti felici che l’hanno preceduta, ma com’è facile riacciuffare dalla propria vita di corsa quell’unica altra volta in cui hai fatto pipì dopo un trionfo.